Il figlio di Martina Colombari e Billy Costacurta ha vissuto un passato segnato da stupefacenti e un tentato suicidio.
Oggi ne è uscito grazie anche a una clinica in Svizzera

Achille Costacurta con la madre Martina Colombari e il papà Billy
Nella quinta puntata di Ballando con le stelle c’è stato un momento in cui Achille Costacurta ha mostrato grande sostegno a sua madre, Martina Colombari, dopo un’esibizione che lui stesso ha definito perfetta.
Oggi Achille, figlio dell’ex Miss Italia e di Billy Costacurta, appare sereno, ma il suo passato è stato segnato da cadute profonde, tra cui un tentato suicidio, come ha raccontato nel podcast One

LO SPACCIO NEL LOCKDOWN – La sua adolescenza non è stata semplice.
Achille ha avuto a che fare con la droga, con il carcere minorile — in cui è finito a soli 15 anni — e anche con lo spaccio.
Un periodo durissimo, che ha messo a dura prova anche i suoi genitori. Nel podcast racconta: «Ho iniziato a spacciare, solo fumo.
Era arrivata la quarantena, tutti chiusi in casa, fumo non ce n’era.
A me da canali riusciva ad arrivare e quindi avevo creato questa rete e mi hanno arrestato a 15 anni e mezzo».
IL TENTATO SUICIDIO – L’esperienza del carcere e l’atmosfera pesante che vi si respirava lo hanno progressivamente destabilizzato, fino a condurlo a un gesto estremo, per fortuna non riuscito: «Un giorno non ce la facevo più.
La notte lì c’è solo un operatore. Io entro in ufficio, lo distraggo e prendo le chiavi dell’infermeria.
Lo chiudo dentro, ma lui con le sue chiavi riesce a uscire.
Io però nel frattempo ero già in infermeria. La apro, prendo tutto il metadone che c’era, sette boccettine.
Mi chiudo in bagno, li bevo tutti: volevo suicidarmi», racconta Costacurta, prima di essere salvato dai pompieri.
«Loro sfondano la porta e arriva l’ambulanza. Nessun medico mi sa dare un motivo di come sia ancora vivo.
Perché l’equivalente di sette boccette di metadone sono sui 35, 42 grammi di eroina. E la gente con un grammo muore».
LA FORTUNA DI ESSERE VIVO – Il percorso con la droga è stato lungo e difficile, e uscirne, come ricorda Achille, non è stato semplice.
Racconta di essere stato sottoposto a sette TSO: «Quando me l’hanno fatto a Padova sono stati gentilissimi.
A Milano mi hanno legato al letto per tre giorni perché ho dato un colpo sulla spalla a un poliziotto.
Urlavo che mi serviva il pappagallo e io ero legato, mani, piedi, tutto, e mi dovevo fare la pipì addosso perché non mi portavano il pappagallo.»
La svolta è arrivata in Svizzera: «Loro ti dicono: “Tu sei qua e puoi scegliere.
Se ti vuoi drogare c’è la strada, puoi andare e puoi fare quello che vuoi. Se tu invece hai bisogno di una mano, vieni qua e noi ti aiutiamo.”
Mi hanno fatto cambiare vita. Grazie a loro non mi drogo più.
Il loro approccio ti fa capire veramente le cose importanti. Ti fanno trovare le tue missioni della vita.»
È stato proprio lì che ha scoperto di avere l’ADHD: i medici gli hanno spiegato che cercava di curare quella condizione con le sostanze.
Per fortuna, quel periodo buio è alle spalle: oggi segue una terapia specifica e può contare sull’aiuto dei genitori, la vera luce in fondo al tunnel da cui è riuscito a emergere.
LA SUA MISSIONE – Achille è un ragazzo rinato dalle proprie ceneri, e che ha dimostrato di essere coraggioso e resiliente.
«Ora ci sono poche cose che mi fanno veramente felice.
L’unica cosa che mi fa avere le farfalle nello stomaco come l’amore, sono i ragazzi con la sindrome di down.
Perché sono persone che non hanno scelto di essere così, e io li devo aiutare. Questa è una delle uniche che mi illumina.»
Costacurta sogna infatti di aprire un centro di ippoterapia dedicato ai giovani con disabilità: un progetto di vita che lo renderebbe pienamente appagato e che, in fondo, rappresenta un’altra forma di terapia anche per lui.
News
“MELONI SI COMMUOVE DOPO BELPIETRO: IL CASO ZUNCHEDDU RIAPRE LA GUERRA SULLA GIUSTIZIA—GARANZIE O VENDETTA POLITICA? TRA TOGHE, GOVERNO E OPINIONE PUBBLICA, UNA STORIA DI INNOCENZA DIVENTA ARMA ELETTORALE È un frame che resta addosso: Maurizio Belpietro alza il tono, parla di Beniamino Zuncheddu e dell’ingiusta detenzione che ha sconvolto l’Italia, e Giorgia Meloni—secondo quanto riportato—si dice “molto colpita”, fino a lasciar trapelare emozione. Il tema, però, non è solo umano: è dinamite istituzionale. Perché il caso Zuncheddu diventa subito il simbolo di una battaglia più grande: riforma della giustizia, carcerazione preventiva, responsabilità, fiducia nello Stato. C’è chi vede un dovere morale di cambiare le regole; c’è chi teme una narrazione usata per mettere all’angolo la magistratura. Retroscena: secondo indiscrezioni, a quanto risulta dopo l’intervento sarebbe partita una raffica di telefonate tra staff e parlamentari per trasformare lo choc in agenda—senza prove, ma con una sensazione netta: qualcuno vuole che questa storia diventi “la prova” definitiva. Parole chiave: Meloni, Belpietro, caso Zuncheddu, giustizia, riforma.
Trentatré anni. Da innocente. Una frase che non ha bisogno di aggettivi. Che non ha bisogno di commenti. Che cade nell’aula come una pietra in un pozzo — e il rumore che fa, rimbalzando sulle pareti, è il rumore di…
“PORRO INTERVISTA MELONI SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: “SEPARAZIONE DELLE CARRIERE” O CONTROLLO DEL POTERE? IN TV SI APRE UNA FRATTURA TRA TOGHE, GOVERNO E OPPOSIZIONI—E QUALCUNO PARLA DI UNA NOTTE DI TELEFONATE NERVOSISSIME Studio lucido, domande secche: Nicola Porro incalza Giorgia Meloni a Quarta Repubblica e il tema diventa subito esplosivo—riforma della giustizia, referendum, e soprattutto la “separazione delle carriere”. Meloni la presenta come svolta di garanzia e chiarezza istituzionale; i critici la leggono come terreno scivoloso, dove la fiducia nello Stato rischia di dividersi in due tifoserie. Il punto caldo è il non detto: cambiano gli equilibri tra magistratura e politica, o cambia solo la narrativa? Secondo indiscrezioni, a quanto risulta sarebbe circolata una scaletta “blindata” e, nella notte prima, ci sarebbe stata una chiamata tra staff per evitare “trappole” su CSM e tempi della riforma—nulla di provato, ma l’atmosfera lo suggerisce. Parole chiave: Porro, Meloni, giustizia, separazione delle carriere, referendum.
“Ci state togliendo un potere di condizionamento al quale non vogliamo rinunciare.” Una frase pronunciata da Giorgia Meloni con la calma di chi ha già vinto l’argomento prima ancora di finire la frase. Con la precisione di chi sa che…
“DEL DEBBIO ACCENDE LA SALA E MELONI SI COMMUOVE: APPLAUSI, SILENZI E UNA FRASE CHE DIVIDE L’ITALIA TRA “POPOLO” E “PROPAGANDA”—IN DIRETTA (O QUASI) IL CONFINE TRA TV E POTERE SI FA PERICOLOSAMENTE SOTTILE È una scena da cinema politico: Paolo Del Debbio prende il microfono, la platea esplode, e Giorgia Meloni—secondo le immagini circolate—si sarebbe commossa. Non è solo un momento emotivo: è un test di forza sul racconto pubblico, dove ogni parola pesa come un voto. Da una parte c’è chi legge l’intervento come “voce del Paese”, dall’altra chi parla di spettacolarizzazione e di giornalismo troppo vicino al potere (critiche che rimbalzano anche sui social). Il punto non detto, ma centrale: chi sta guidando la conversazione—la politica o la televisione? Secondo indiscrezioni, a quanto risulta lo staff avrebbe curato tempi e inquadrature per evitare domande “a imboscata” e massimizzare l’impatto emotivo, senza che questo provi nulla oltre la strategia comunicativa. Parole chiave: Del Debbio, Meloni, Dritto e Rovescio, Mediaset, platea.
“L’imparzialità non è una questione inventata dalla giurisprudenza. È una questione che attiene la nostra natura.” Una frase pronunciata sotto le luci di uno studio televisivo. Con una platea che esplodeva. Con la telecamera che cercava il volto della premier…
“FEDEZ “APRE LE PORTE” A MELONI: IL PULP PODCAST DIVENTA CAMPO DI BATTAGLIA TRA POTERE E POP—REFERENDUM, POLITICA ESTERA E ASSENZE PESANTI (SCHLEIN, CONTE): CHI PARLA AL PAESE E CHI RESTA FUORI DALLA STANZA? Telecamera fissa, tono da confessionale, ma la posta è politica. Giorgia Meloni è ospite del Pulp Podcast di Fedez: un incontro che mescola linguaggio pop e Palazzo, con domande su referendum e scelte di governo, fino al nodo della politica estera e del rapporto con gli USA—tema che, secondo le anticipazioni, arriva sul tavolo senza filtri. Nel retroscena più rumoroso non c’è solo ciò che la premier dice, ma chi non c’è: viene riportato che Elly Schlein avrebbe declinato l’invito e che da Giuseppe Conte non sarebbe arrivata risposta. E così l’intervista diventa uno specchio: dialogo diretto con un pubblico nuovo o operazione di immagine? A quanto risulta, la strategia è semplice e feroce: portare la battaglia culturale fuori dai talk show, dove un rapper può fare le domande che l’Aula evita. Parole chiave: Fedez, Meloni, Pulp Podcast, referendum, politica estera.
“Non si vota sulla Meloni. Si vota sulla giustizia.” Una frase pronunciata in uno studio che non assomiglia a nessuna sala stampa di Palazzo Chigi. Nessun podio istituzionale. Nessuna bandiera italiana sullo sfondo. Solo una telecamera fissa, due microfoni, e…
“MATONE “INARRESTABILE” CONTRO SCHLEIN: IN AULA VOLANO ACCUSE SULLA GIUSTIZIA, E DIETRO LE QUINTE SI APRE UNA GUERRA DI FIDUCIA TRA TOGHE, GOVERNO E PD—CHI DIFENDE I VALORI DELLO STATO E CHI RISCHIA DI PERDERLI? Luci fredde, microfoni accesi: Simonetta Matone alza il tiro e punta dritto su Elly Schlein. Il bersaglio è la riforma della giustizia—e soprattutto la frase-chiave che incendia tutto: “PM sotto l’esecutivo?”. Matone parla di “affermazioni gravissime” e sfida l’opposizione a indicare dove, nei testi e nelle intenzioni, starebbe questo rischio. La tensione cresce, i banchi rumoreggiano, e la Camera diventa un ring di parole. Il conflitto centrale è chiaro: sicurezza istituzionale vs allarme democratico. Secondo indiscrezioni, a quanto risulta nei corridoi si starebbe già preparando la clip “definitiva” per i social, mentre nel PD qualcuno teme un boomerang comunicativo. E c’è un dettaglio che rimbalza sottovoce—una telefonata notturna tra staff, “tenete la linea, domani si va all-in”. Parole chiave: Matone, Schlein, giustizia, PM, Parlamento.
“Elly, per favore, mi indichi qual è il punto specifico delle norme nel quale è scritta questa cosa.” Una frase pronunciata con la calma di chi ha passato quarantuno anni in magistratura. Con la precisione di chi sa che la…
“LA RUSSA NELLA BUFERA: LO SCONTRO CON LA MAGISTRATURA DIVENTA GUERRA DI NARRAZIONI SUL REFERENDUM—TRA GRATTERI, NORDIO E OPPOSIZIONI, IL QUIRINALE DELLA FIDUCIA VACILLA: CHI DIFENDE LO STATO E CHI “FA PROPAGANDA”? A Roma basta una frase per far tremare i palazzi. Ignazio La Russa finisce al centro della tempesta dopo l’ennesimo botta e risposta sulla giustizia: da un lato l’accusa che certi toni “offendano” e alzino lo scontro con la magistratura, dall’altro la replica che la destra “non è mangia-magistrati”. Intanto Nordio rilancia il tema delle riforme e la discussione si incolla al referendum sulla separazione delle carriere. L’opposizione (Pd in testa) denuncia una “scelta politica” e chiede di abbassare i toni: è qui che nasce la frattura centrale—riforma o delegittimazione? Secondo indiscrezioni, a quanto risulta circolerebbero appunti riservati e una telefonata notturna tra staff per “blindare la linea” prima dell’Aula. Nulla di provato, ma il sospetto avvelena l’aria. Parole chiave: La Russa, magistratura, Nordio, Gratteri, separazione delle carriere.
Mentre lei chiudeva gli scatoloni nel suo ufficio dell’Aquila, sorvegliata da agenti armati, i portoni dorati di Palazzo Madama si aprivano per qualcun altro. Non per lei. Non per il giudice che aveva applicato la legge. Non per la magistrata…
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