Leone XIV: possa la Türkiye essere fattore di stabilità e avvicinamento fra i popoli
Nel primo discorso del Papa alle autorità della Nazione, l’esortazione a valorizzare le diversità: “Una società, infatti, è viva se è plurale”.
Il Pontefice sottolinea il desiderio da parte dei cristiani di contribuire all’unità del Paese in una logica che superi ogni polarizzazione.
Poi l’appello a “onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio”, a promuovere una cultura che apprezza l’amore coniugale e le donne, il dialogo a servizio di una “pace giusta e duratura”
Antonella Palermo – Città del Vaticano
La cultura dell’incontro e l’impegno per la fraternità – temi tanto cari al predecessore Francesco – costituiscono la trama dell’intero discorso di Leone XIV pronunciato in inglese alla Nation’s Library di Ankara, davanti alle autorità, ai rappresentanti della società civile e al corpo diplomatico della Turchia (Türkiye) dove il suo aereo è atterrato stamani, alle 10.22 ora locale.
Già nel suo saluto a bordo, rivolto ai giornalisti che seguono questo suo primo viaggio apostolico, il Papa aveva ribadito le parole chiave della sua presenza nel contesto medio orientale: la ricerca di una maggiore unità e armonia superando ogni steccato per promuovere la pace nel mondo.
Sì, pace, quella soffocata in tante regioni del pianeta, quella invocata per il popolo turco anche nel messaggio lasciato da Leone sul Libro d’Onore al Mausoleo di Atatürk.
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Il messaggio di Papa Leone lasciato al Mausoleo di Atatürk
È qui che viene accolto dal ministro, il vicegovernatore di Ankara, il comandante della guarnigione di Ankara, il vicesindaco della città, il comandante del Mausoleo e il direttore generale del protocollo ai piedi delle scale all’inizio della Lion’s Road, il viale che conduce all’imponente edificio dedicato al fondatore e primo presidente della Repubblica, che segnò la rottura radicale della Turchia con il proprio passato ottomano, gettando le basi di uno Stato laico moderno.
Al Palazzo presidenziale, inaugurato nel 2014 nel quartiere di Beştepe, in sostituzione dello storico Palazzo di Cankaya, ha luogo la visita del Pontefice al presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdoğan, al suo terzo mandato come Capo di Stato.
I tradizionali inni, ventuno colpi di cannone, i picchetti d’onore, e poi l’incontro privato prima del trasferimento, a poco meno di un chilometro, alla Biblioteca nazionale.
Qui campeggia un grande globo terrestre, a simboleggiare, oggi più che mai, quella casa comune verso cui concentrare ogni amorevole cura collettiva.
Uomini e donne, queste avvolte da lunghi abiti in raso bianco con bordature dorate, offrono un gradevole e prolungato momento musicale e canoro, in inglese e turco.
Erdoğan: “Abbiamo la pace nel cuore”
Nel saluto del presidente Erdoğan, l’apprezzamento per una visita papale che cade in un periodo cruciale di sfide e problemi internazionali sempre in aumento, dall’Asia all’America.
Tensioni, conflitti, crisi economiche, crisi di giustizia, cambiamento climatico sono motivi, precisa, di emigrazione da queste terre.
Evidenzia che dal 2022 il governo ha restaurato più di 150 luoghi di culto e accenna alle diversità etniche e religiose non considerate come elementi di separazione o discriminazione ma di unità perché, insiste, “abbiamo la pace nel cuore”.
Ricorda che la Turchia ha dato aiuto umanitario ai profughi, soprattutto siriani, oltre che essersi adoperata nel processo di mediazione tra Russia e Ucraina.
Menziona il massacro di oltre 70 mila cittadini di Gaza e le aggressioni ancora in corso su luoghi civili, ospedali, scuole, luoghi di culto, come la parrocchia della Sacra Famiglia colpita dai bombardamenti.
Erdogan ribadisce l’appoggio per la soluzione a due Stati e l’impegno nella promozione della sicurezza civile e dell’arrivo degli aiuti umanitari.
Raccomanda inoltre l’intoccabilità di Gerusalemme Est e sottolinea il rispetto che la popolazione turca, quasi interamente musulmana, offre a tutte le minoranze e le religioni.
La convinzione espressa dal presidente è che la visita di Papa Leone XIV in Turchia accresce le speranze per la pace nel mondo.
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Il saluto al presidente Erdoğan (@Vatican Media)
Un mondo destabilizzato, giustizia e pace calpestate
Il Papa prende la parola sottolineando le bellezze naturali e artistiche del Paese, la ricchezza spirituale sedimentata nei secoli in una terra “legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo”.
È proprio di una grande civiltà mettere in campo quella sapienza capace di contemperare i tasselli culturali ereditati dal passato.
Questo sforzo di unità, in un mondo sempre più lacerato, è richiamato dal Successore di Pietro:
È vero, il nostro mondo ha alle spalle secoli di conflitti e attorno a noi esso è ancora destabilizzato da ambizioni e decisioni che calpestano la giustizia e la pace.
Tuttavia, davanti alle sfide che ci interpellano, essere un popolo dal grande passato rappresenta un dono e una responsabilità.
Una società è viva se è plurale, valorizzare le diversità
La metafora del ponte, mutuata dal collegamento sullo Stretto dei Dardanelli – e scelta a emblema del viaggio – ricorre nelle parole di Leone XIV perché di grande efficacia nell’indicare quella necessaria opera di cucitura delle diversità di cui è storicamente composta la società turca.
Una cucitura ritenuta cruciale non solo a livello interno ma internazionale giacchéil Paese turco è geograficamente crocevia tra Oriente e Occidente, pertanto, destinata ad avere “un posto importante nel presente e futuro del Mediterraneo e del mondo intero”.
Omologare le sensibilità, afferma il Pontefice, sarebbe un impoverimento.
Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile.
Oggi le comunità umane sono sempre più polarizzate e lacerate da posizioni estreme, che le frantumano.
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L’uditorio alla Nation’s Library (@Vatican Media)
Il contributo dei cristiani all’unità della Turchia
La presenza cristiana in Turchia, pur nei suoi numeri esigui, è da considerarsi importante tanto più se riesce a guardare oltre il proprio recinto.
È l’incoraggiamento di Papa Leone che ricorda gli avvertimenti di San Giovanni XXIII, il cosiddetto “Papa turco” che tanta amicizia ha sperimentato in questo Paese dove fu Amministratore del Vicariato Latino di Istanbul e Delegato apostolico.
Le raccomandazioni dell’epoca – orientate a una sana apertura affinché l’essere minoritari non portasse ad una forma di estraniamento rispetto alla costruzione della nuova Repubblica – sono oggi rilanciate dal Pontefice perché profondamente evangeliche. Da qui un messaggio di chiara disponibilità espresso alle autorità locali:
Desidero assicurare che all’unità del vostro Paese intendono contribuire positivamente anche i cristiani, che sono e si sentono parte dell’identità turca.
Onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio
In continuità con il predecessore Papa Francesco, che ha impregnato tutto il suo magistero dell’ascolto del grido dei poveri e della terra, Leone XIV mette al centro giustizia e misericordia, sguardo di compassione e solidarietà di cui oggi si avverte estremo bisogno.
Questi valori, negli auspici del Pontefice, dovrebbero fungere da criteri guida lo sviluppo dei popoli.
La sfida, insiste il Papa, è “rimodellare le politiche locali e le relazioni internazionali, specialmente davanti a un’evoluzione tecnologica che potrebbe altrimenti accentuare le ingiustizie, invece di contribuire a dissolverle”.
Il carattere inclusivo delle società è ciò che preme al Papa, la sinergia di intenti nel riaggiustare le crepe dell’umanità.
Riparare insieme i danni inferti all’unità della famiglia umana
[…] In una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi.
Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche.
Chi ha un cuore docile al volere di Dio promuoverà sempre il bene comune e il rispetto per tutti.
Leone XIV prosegue nel suo discorso usando il termine “famiglia” e riferendolo sia all’umanità sia alla cellula vitale della società. Invita a coltivare il dialogo e la convivenza civile così come invita a non disprezzare il matrimonio e la fecondità.
Non è infatti questo tipo di atteggiamento a garantire la felicità, ammette.
Parla poi di “inganno” quando la sua riflessione tocca i temi legati alle tendenze consumistiche contemporanee che rischiano di esaltare l’individualismo a danno della cura per gli affetti e l’interiorità: “A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami.
Solo insieme diventiamo autenticamente noi stessi”.
Il valore dell’amore coniugale e delle donne
Il Pontefice individua in queste distorsioni uno dei possibili incubatori di intolleranza, di chiusura.
Esplicito il riferimento alla promozione dell’universo femminile:
Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale.
Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale.
La Turchia sia fattore di stabilità e di avvicinamento fra i popoli
Rivolgendosi direttamente al presidente turco, Leone XIV si appella affinché la Turchia eserciti un ruolo nevralgico dal punto di vista geopolitico a garanzia della stabilità dell’intera area.
Nel contempo, assicura il sostegno della Santa Sede la quale, afferma, “desidera cooperare a costruire un mondo migliore con l’apporto di questo Paese, che costituisce un ponte tra Est e Ovest, tra Asia ed Europa, e un crocevia di culture e religioni”.
In una fase “fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare”, scandisce, non bisogna cedere alla deriva della guerra.
Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato.
Ciò è possibile grazie a personalità – e ce n’è più che mai bisogno, precisa il Papa – “che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia”.
News
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“DEL DEBBIO ACCENDE LA SALA E MELONI SI COMMUOVE: APPLAUSI, SILENZI E UNA FRASE CHE DIVIDE L’ITALIA TRA “POPOLO” E “PROPAGANDA”—IN DIRETTA (O QUASI) IL CONFINE TRA TV E POTERE SI FA PERICOLOSAMENTE SOTTILE È una scena da cinema politico: Paolo Del Debbio prende il microfono, la platea esplode, e Giorgia Meloni—secondo le immagini circolate—si sarebbe commossa. Non è solo un momento emotivo: è un test di forza sul racconto pubblico, dove ogni parola pesa come un voto. Da una parte c’è chi legge l’intervento come “voce del Paese”, dall’altra chi parla di spettacolarizzazione e di giornalismo troppo vicino al potere (critiche che rimbalzano anche sui social). Il punto non detto, ma centrale: chi sta guidando la conversazione—la politica o la televisione? Secondo indiscrezioni, a quanto risulta lo staff avrebbe curato tempi e inquadrature per evitare domande “a imboscata” e massimizzare l’impatto emotivo, senza che questo provi nulla oltre la strategia comunicativa. Parole chiave: Del Debbio, Meloni, Dritto e Rovescio, Mediaset, platea.
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