Leone XIV con i leader religiosi al Colosseo per l’incontro di Sant’Egidio. «Il mondo ha sete di pace. Mai la guerra è santa, solo la pace è santa». Il richiamo ai governanti: «Sì, al dialogo e al negoziato. Devono farlo! Esistono le sedi e le persone per giungerci»

L’incontro per la pace con papa Leone XIV e i leader religiosi al Colosseo che ha chiuso l’evento di Sant’Egidio / REUTERS
«Fratelli e sorelle, mai come oggi l’umanità intera ha bisogno di operatori di pace».
Leone XIV è al centro del Colosseo. In preghiera con i rappresentanti di varie Chiese.
«Cristiani di ogni confessione, ci riconosciamo figli del Vangelo da cui sgorga una pace disarmata e disarmante», spiega.
Il sole dell’ottobre romano fa risaltare ancora di più le rovine degli archi e dei gradoni color ocra che si stagliano nel blu del cielo.
Il Papa è arrivato nel pomeriggio di oggi fino nell’Anfiteatro Flavio per chiedere di «far tacere il fragore delle armi».
Prima nella preghiera ecumenica fra i resti del più imponente monumento dell’antica Roma;
poi assieme ai capi delle altri fedi che incontra all’uscita dal Colosseo: leader del mondo ebraico, del pianeta musulmano, delle tradizioni spirituali asiatiche.
Strette di mano prolungate. Scambio di saluti calorosi. Persino un bacio sulla testa che il Pontefice riceve.
E tutti lo accompagnano in corteo fino davanti all’arco di Costantino, a poche decine di metri di distanza.
Uno accanto all’altro, nel palco che ha al centro una colomba bianca stilizzata con un ramoscello d’ulivo, come era accaduto ad Assisi nel 1986 quando Giovanni Paolo II aveva radunato i leader religiosi di ogni continente per lanciare al mondo un messaggio comune di pace.
La preghiera per la pace con papa Leone XIV e i capi delle Chiese cristiane al Colosseo per l’incontro di Sant’Egidio / VATICAN MEDIA
Leone XIV raccoglie l’eredità di quell’evento profetico chiudendo l’appuntamento annuale con cui la Comunità di Sant’Egidio tiene vivo lo spirito di Assisi.
Tre giornate di riflessione, dialogo e impegno all’insegna della sfida a “Osare la pace”, come dice il titolo dell’edizione 2025.
«Basta!» ripete più volte il Papa con tono deciso nel suo intervento facendosi interprete del «grido dei poveri» e del «grido della terra».
«Basta guerre con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli», scuote il Pontefice che riceve l’applauso dei “pellegrini di fraternità” che riempiono il piazzale.
Perché, sottolinea, «il mondo ha sete di pace: ha necessità di una vera e solida epoca di riconciliazione, che ponga fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto».
Nel discorso del Papa è racchiuso l’«appello che noi leader religiosi rivolgiamo con tutto il cuore ai governanti.
Facciamo eco al desiderio di pace dei popoli.
Ci facciamo voce di chi non è ascoltato e non ha voce. Bisogna osare la pace».
E avverte: «Dobbiamo far sì che tramonti presto questa stagione della storia segnata dalla guerra e dalla prepotenza della forza».
Una stagione che considera i conflitti armati «come compagna normale della storia umana».
La preghiera per la pace con papa Leone XIV e i capi delle Chiese cristiane al Colosseo per l’incontro di Sant’Egidio / VATICAN MEDIA
Leone XIV chiama in causa chi ha in mano le sorti delle nazioni citando Giorgio La Pira, «testimone di pace» che scriveva a Paolo VI: ci vuole «una storia diversa del mondo: “la storia dell’età negoziale”, la storia di un mondo nuovo senza guerra».
«Sono parole che oggi più che mai possono essere un programma per l’umanità», spiega.
E incoraggia: «Sì, il dialogo, il negoziato, la cooperazione possono affrontare e risolvere le tensioni che si aprono nelle situazioni conflittuali. Devono farlo! Esistono le sedi e le persone per farlo». Il Papa indica nella preghiera «una grande forza di riconciliazione».
«Chi non prega – ammonisce – abusa della religione, persino per uccidere. La preghiera è un movimento dello spirito, un’apertura del cuore.
Non parole gridate, non comportamenti esibiti, non slogan religiosi usati contro le creature di Dio».
Al suo fianco numerosi cardinali fra cui l’attuale presidente della Cei, Matteo Zuppi, e il suo predecessore, Gualtiero Bassetti.
Poi esponenti delle Chiese della Riforma e dell’ortodossia come il metropolita Antonij, responsabile delle relazioni esterne del patriarcato di Mosca.
L’incontro per la pace con papa Leone XIV e i leader religiosi al Colosseo che ha chiuso l’evento di Sant’Egidio / VATICAN MEDIA
Il Pontefice tiene a fa sapere che le religioni sono ponti, non “moventi” di conflitti. «Mai più l’uno contro l’altro, ma l’uno accanto all’altro», dice evocando papa Wojtyla e l’incontro di Assisi che, aggiunge, «fu un momento storico, una svolta nei rapporti tra le religioni».
Menziona la Dichiarazione conciliare “Nostra aetate” di cui ricorrono in queste ore i 60 anni della promulgazione.
Un testo che ha scritto un nuovo capitolo nel dialogo fra la Chiesa cattolica e le altre religioni. «Insieme ribadiamo – spiega – l’impegno al dialogo e alla fraternità voluto dai padri conciliari che ha dato tanti frutti. Tutti i credenti sono fratelli. E le religioni, da “sorelle”, devono favorire che i popoli si trattino da fratelli, non da nemici».
E «con forza», come lui stesso evidenzia, tuona: «Mai la guerra è santa, solo la pace è santa, perché voluta da Dio».
Papa Leone XIV al Colosseo per l’incontro per la pace della Comunità di Sant’Egidio / VATICAN MEDIA
Un monito al centro anche dell’appello letto davanti a Leone XIV che le religioni consegnano ai responsabili del mondo.
«Impariamo di nuovo l’arte del vivere insieme – si chiede alle istituzioni –.
Fermiamo le guerre e apriamo il tempo della riconciliazione, per una sicurezza fondata sul dialogo e non sull’escalation della produzione e della minaccia delle armi».
Non solo. Nel testo si denuncia che «la pace è la domanda inascoltata di popoli interi»;
si punta l’indice contro le «scandalose disuguaglianze, il disinteresse verso il creato e la vita delle future generazioni»;
si censura una «globalizzazione senz’anima»; si condannano gli «antichi fantasmi» che «sono riemersi facendo rivivere nazionalismi e odi etnici e razziali»;
si stigmatizza «la pratica della forza» che «calpesta il diritto internazionale e indebolisce le istituzioni nate all’indomani della seconda Guerra mondiale».
Poi il monito. «Non c’è futuro se la guerra si sostituisce alla diplomazia e al dialogo nella soluzione dei conflitti», ricordano «donne e uomini di differenti religioni, cercatori di pace, amici del dialogo, persone di buona volontà» che si sono «raccolti a Roma», che «ci siamo ascoltati», che «abbiamo pregato per la pace secondo le nostre diverse tradizioni religiose, portando nel cuore il dolore di tanti popoli per le guerre in corso».
Papa Leone XIV accenda la fiaccola della pace e della speranza nell’incontro con i leader religiosi al Colosseo che ha chiuso l’evento di Sant’Egidio/ REUTERS
Sono i bambini a consegnare l’appello agli ambasciatori convocati intorno al Colosseo.
La musica accompagna il segno e Leone XIV batte le mani mentre vengono sventolati i cartelli dove la parola “pace” è scritta nelle diverse lingue del mondo.
Prima il gesto che richiama quello compiuto ad Assisi quasi quattro decenni fa: l’accensione delle “candele della speranza e della pace” nello stesso candelabro da parte dei capi spirituali. Compreso papa Leone.
A precederlo il minuto di silenzio e preghiera per le vittime dei conflitti.
Papa Leone XIV batte le mani con i bambini e i leader religiosi al Colosseo per l’evento di chiusura dell’incontro di Sant’Egidio / SICILIANI
«Di fronte a tante guerre aperte – spiega Marco Impagliazzo, presidente di Sant’Egidio – sentiamo ancora di più l’urgenza di andare controcorrente: intendiamo parlare di pace in un mondo dominato dalle polarizzazioni, che usa il linguaggio della guerra.
Il dolore di tanti ci spinge osare: dire il nostro no alla mentalità di odio e di contrapposizione che provoca e prepara conflitti, che contagia la società.
Non ci siamo rassegnati ma abbiamo tenuto aperte le vie del dialogo». Dal Papa l’invito: «Noi ricominciamo da Assisi».
Ed è lo stesso Impagliazzo ad annunciare che l’incontro di Sant’Egidio del 2026 si terrà nella città di san Francesco per celebrare i 40 anni dell’iniziativa voluta da Giovanni Paolo II.
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