🔥 «Nessuno avrebbe mai immaginato che tutto sarebbe iniziato con un paio di mutande agitate sotto il sole di Bari…»
Una frase sussurrata ancora oggi nei corridoi della politica romana.
Un presagio.
Un lampo.
L’inizio di una scalata che nessuno aveva previsto.
E che ancora oggi sembra scritta da uno sceneggiatore impazzito.
🌙Marcello Gemmato non entra in scena: irrompe.
Come un personaggio che non sa di essere già leggenda, o di essere sul punto di diventarlo.
Da una parte la sua Puglia, ruvida e luminosa, che lo guarda crescere tra farmacie, comizi improvvisati e libri di Almirante consumati come vecchie preghiere.
Dall’altra l’Italia che cambia, che urla, che riparte, che si divide.
E in mezzo lui.
Un giovane che per farsi notare sceglie l’unica arma che tutti ricordano: il coraggio folle.
O la follia coraggiosa.

💥1998.
La telecamera di Striscia la Notizia trema leggermente sotto il vento.
Un gruppo di ragazzi protesta.
Cartelli. Voci. Risate.
E poi lui.
Gemmato.
In mutande.
A torso nudo.
Con lo sguardo di chi sa che quel gesto non è una semplice provocazione ma un tatuaggio nella memoria collettiva.
Un fotogramma destinato a non svanire.
Un’immagine che trent’anni dopo continuerà a inseguirlo come un’ombra ostinata.
👀Molti lo deridono.
Molti lo applaudono.
Ma tutti — proprio tutti — lo notano.
E questo basta.
🔥Gli anni scorrono, e Gemmato cresce.
Il ragazzo “in mutande” diventa il farmacista che ascolta le persone una per una.
Le mani sugli scaffali.
Gli occhi sulla gente.
La mente sulla politica.
Perché il potere non è mai un colpo di fortuna: è una fame.
E quella, lui, non la perde mai.
🌑Puglia.
Terra di ulivi millenari e di battaglie nuove.
Terra che la destra ha sempre sfiorato, amato, rincorso come un miraggio familiare.
Terra scelta da Giorgia Meloni come rifugio estivo, come radice segreta, come bussola emotiva.
E proprio in quella terra, Marcello Gemmato diventa qualcosa di più.
Non un semplice nome.
Non un funzionario.
Ma il plenipotenziario.
Il custode del territorio.
Il volto di un partito che in Puglia vuole crescere, sfidare, conquistare.
💥Eppure il destino ama il paradosso.
FdI a Bari vola… ma solo fino al 10%.
E le parole di Pinuccio Tatarella tornano come una maledizione ripetuta nei vicoli:
«Se non vinci a Bari, ciao Puglia».
È in quei giorni, tra vittorie altrui e numeri che bruciano, che Gemmato diventa un enigma.
Un personaggio da analizzare.
Da smontare.
Da interpretare.
💫Ne scrive anche Alessandro De Angelis, con quel titolo che sembra uscito da un film di guerra politica:
“Meloni senza generali”.
E lì, tra le righe che brillano come lame sottili, appare lui.
Gemmato.
Figura quasi mitologica.
Un po’ ribelle, un po’ disciplinato.
Un po’ iconico, un po’ inclassificabile.
🎭È allora che torna un altro episodio.
Un altro fotogramma.
Un altro momento che sembra una gag… ma che invece pesa come un macigno nella costruzione di un personaggio pubblico.

Striscia lo intercetta di nuovo.
Questa volta non in mutande.
Questa volta in giacca e cravatta.
Con la postura rigida di chi ormai sa che ogni parola può trasformarsi in incendio.
E infatti succede.
Una frase.
Una sfumatura “da no vax al bar sport”, come scriveranno poi con un ghigno divertito.
Un micro-scivolone che diventa macrostoria.
Un attimo che finisce rimbalzato ovunque.
Un déjà-vu: Striscia – lui – la fragilità umana messa a nudo.
Questa volta non fisicamente, ma politicamente.
🔥E il destino, ancora una volta, ride sotto i baffi.
Perché proprio quell’uomo, quello che da giovane si faceva riprendere in mutande, e da adulto inciampava nelle parole…
…diventa sottosegretario alla Salute.
Sì.
Alla Salute.
Il dicastero più delicato.
Quello dove ogni sillaba pesa il doppio, dove ogni postura è osservata, dove ogni scelta può diventare titolo di giornale.
💥E qui la storia cambia ritmo.
Diventa più scura.
Più epica.
Più cinematografica.
Il Gemmato del governo non è più il ragazzo spericolato.
È un uomo che cammina in punta di piedi in un labirinto fatto di esperti, virologi, sanità regionale, media pronti ad azzannare.
È un personaggio che prova a mutare pelle, a crescere, a diventare qualcosa che forse non aveva mai immaginato di essere.
O forse sì.
Forse l’aveva sempre saputo.
Forse quel gesto del 1998 era solo una promessa fatta a sé stesso:
“Mi vedrete.
Che vi piaccia o no.”
🌙Intorno a lui, l’Italia continua la sua danza complicata:
Eletti che avanzano in Veneto.
Fico che vince in Campania.
Decaro che trionfa in Puglia.
Meloni che conta e riconta i suoi generali — mancanti, fragili, imperfetti.
E al centro, come un punto interrogativo scritto a fuoco:
Gemmato.
L’uomo delle contraddizioni.
L’uomo dei simboli.
L’uomo che divide e affascina.
Quello di cui si parla nei bar, nei talk, nei corridoi dei palazzi.
Quello che, per un motivo o per un altro, nessuno riesce a ignorare.
💭E allora la domanda vera non è più:
“Come ci è arrivato?”
Ma piuttosto:
“Dove vuole arrivare?”

Perché ogni storia ha un inizio.
Ma alcune hanno un’energia strana, magnetica, inaspettata…
Quella vibrazione che dice che il meglio — o il peggio — deve ancora accadere.
E questa?
Quella di Marcello Gemmato?
Quella iniziata in mutande e finita al governo?
È una storia che pulsa.
Che respira.
Che si muove ancora.
E che — ne siamo certi —
sta solo preparando la prossima scena…
👀 La senti anche tu, vero?
Quell’aria di qualcosa che sta per esplodere…