MELONI STRINGE IL POTERE, LANDINI SBATTE CONTRO UN MURO INVISIBILE: DIETRO LE QUINTE SI MUOVE UN GIOCO SEGRETO CHE IL SINDACATO NON RIESCE A DECIFRARE, MENTRE L’ITALIA ASSISTE A UNO SCONTRO CHE NON È SOLO POLITICO. Giorgia Meloni avanza con sicurezza, detta i tempi e cambia lo schema. Maurizio Landini reagisce, alza la voce, promette battaglia. Ma qualcosa non torna. Ogni mossa sembra prevista, ogni attacco rimbalza senza lasciare segni. Nel cuore del potere si muove una strategia silenziosa che manda in frantumi la narrazione dello scontro sociale. Landini appare frustrato, costretto a inseguire un avversario che gioca su un altro livello. Le piazze si agitano, i comunicati si moltiplicano, ma il comando resta saldo. Nel trailer di questa sfida emergono retroscena, incontri riservati e decisioni prese lontano dai riflettori. Chi controlla davvero il tavolo? Chi sta usando il conflitto come arma politica? Mentre il leader sindacale cerca il colpo decisivo, Meloni consolida il suo ruolo e lascia l’opposizione senza appigli. Quando il gioco è segreto, chi urla di più non è sempre chi vince. E l’Italia, intanto, guarda e aspetta la prossima mossa.

Benvenuti nel “Teatro delle Marionette”, signore e signori.

O come preferisco chiamarlo io, il “Circo dei Numeri Truccati”, dove l’unica cosa che conta davvero è chi conta.

Ci troviamo negli studi di Piazzapulita su La7. Un palcoscenico che, diciamocelo chiaramente con la brutalità che serve, sembra più un’aula di tribunale di provincia gestita da avvocati stanchi e malpagati che un luogo di dibattito politico elevato.

Qui si gioca a un gioco perverso: chi ha il coraggio di urlare più forte la propria impotenza. 🗣️

Il nostro protagonista di oggi, l’uomo che dovrebbe incarnare la rabbia del popolo, è Maurizio Landini.

Segretario Nazionale della CGIL.

Un uomo che deve giustificare la sua stessa esistenza in un mercato del lavoro che non ragiona più per contratti collettivi firmati con inchiostro indelebile su carta bollata.

Ma per App flessibili. Per Partita IVA forfettaria. Per algoritmi che decidono se lavori domani o no.

Lui è qui per affondare il governo Meloni, ovviamente. È il suo ruolo nel copione.

Perché se il governo Meloni va bene, se l’economia tiene, se l’occupazione sale (anche di poco)… chi paga gli stipendi dei sindacati? Chi rinnova le tessere?

È la Legge di Pareto applicata alla politica: se l’Eroe vince, l’Antagonista scompare. E Landini non può permettersi di scomparire nel nulla.

L’evento scatenante, il catalizzatore chimico di questo dramma, è quel numero che fa paura: 8,8%. 📉

L’8,8% di potere d’acquisto perso rispetto al 2021.

Un numero freddo, asettico. Ma che tradotto per il pubblico over 60 che ricorda ancora la Lira, significa semplicemente: “Il mio assegno ha meno benzina dentro. Compro meno pane, meno carne, meno vita”.

La conseguenza, quella che Landini vorrebbe farci vedere con la forza della disperazione, è l’incompetenza del Premier Meloni.

“È colpa sua!”, grida.

Ma noi, che stiamo dietro le quinte e leggiamo i bilanci veri, sappiamo che quell’8,8% è l’eredità.

È il pacco bomba che Meloni ha trovato sul tavolo appena entrata a Palazzo Chigi.

È il debito morale, economico e sociale lasciato da chi c’era prima di lei. Da chi ha stampato moneta, chiuso l’economia, gestito l’emergenza con i bonus a pioggia.

Landini urla contro il governo. Ma è come urlare contro la pioggia dopo aver costruito una casa senza tetto. 🌧️

Lui parla di fame. Ma dimentica “sbadatamente” di menzionare che, per fortuna, il tetto sta venendo ricostruito.

Lentamente. Mattone dopo mattone. Con fatica immane.

E questo, per un uomo che vive di urgenza e di “tutto e subito”, è intollerabile. Perché la lentezza non fa notizia.

A proposito di cose lente… mi chiedo sempre perché i tecnici televisivi usino ancora quei vecchi monitor per i replay. Hanno una latenza pazzesca.

L’immagine arriva sempre con un ritardo impercettibile ma fastidioso.

È come guardare la politica italiana in diretta, ma con un ritardo di tre anni. Vediamo oggi le conseguenze delle scelte fatte ieri.

Un fastidio, ma non un dramma vero. O forse sì? Non lo so. Mi distraggo facilmente quando vedo un cavo penzolante che non dovrebbe essere lì.

Ascoltatemi bene.

Voi che siete a casa, seduti sul divano. Siete stanchi di questo melodramma, vero? 😫

Vi stancano le urla. Vi stancano le cifre che non cambiano la spesa al supermercato.

Lo so. Volete la Verità? Non la solita sceneggiata da cortile condominiale.

Ditemi voi: se vedete un politico (o un sindacalista) che non ha risultati da mostrare, cosa fa?

Rilancia la Retorica. Alza il volume.

Ecco cosa sta facendo Landini.

La Premier Meloni, al contrario, non è una giocatrice di scacchi. Sarebbe troppo banale.

È un computer quantistico. 💻

Non si sporca le mani con i botta e risposta da talk show. Quelli sono per i dilettanti, per i sottosegretari che cercano visibilità.

Lei non traduce il gergo. Lei lo scavalca.

Quando Landini urla di “aggiustamento strutturale del mercato del lavoro”, lei legge tra le righe.

Cosa legge? Legge la Paura.

Sta cercando disperatamente di non dover ammettere che le sue vecchie normative, quelle difese col coltello tra i denti per trent’anni, non funzionano più. E spera che il governo non si accorga del suo panico.

Quando lui chiede di intervenire sul “differenziale di rendimento obbligazionario” (lo Spread)…

Lei sorride dentro. Un sorriso gelido. 😏

Sa che Landini non capisce – o finge di non capire – che quel differenziale è il termometro della fiducia internazionale. Non una leva meccanica da tirare a caso in sala macchine.

Il suo approccio non è chirurgico. È geologico.

Sposta le placche tettoniche economiche lentamente, inesorabilmente. Senza fare rumore finché non arriva il terremoto.

E la sua arma più affilata?

L’Assenza.

Non fa conferenze stampa ogni giorno. Perché ogni conferenza stampa è un campo minato, preparato dai suoi avversari con domande trabocchetto.

Lei preferisce il Silenzio Calcolato.

Lasciando che sia l’opposizione a farsi male da sola, a scontrarsi con i dati duri che non può manipolare completamente.

Landini cade dritto nella trappola fiscale. 🪤

La sua proposta è così semplice, così emotivamente potente, perfetta per un post su Facebook: “Tassiamo i milionari! Tassiamo chi ha più di 2 milioni di euro netti!”.

5,5 miliardi di euro pronti per scuola e sanità. Boom.

Un’offerta che fa vibrare le corde della giustizia popolare. “Prendiamo ai ricchi per dare ai poveri!”.

Ma qui scatta il cinismo machiavellico.

Parliamo di quei 5,5 miliardi di euro.

Sono spiccioli.

Sono briciole se guardati nel bilancio di uno Stato che muove quasi mille miliardi di spesa pubblica.

Ma per la narrazione sindacale sono il Santo Graal. Sono la prova che il governo è “dalla parte dei padroni”.

Ma qui sta l’inganno. Il retroscena che gli ottimisti di destra (e i populisti di sinistra) non vedono.

Se tu minacci di tassare così pesantemente il capitale ultra-liquido… quel capitale non si fa mettere le mani in tasca.

Non piange. Non urla. Non sciopera.

Si sposta. ✈️

Prende un volo per Lugano, per Londra, per Singapore. In un secondo. Con un click.

E quando se ne va, l’impatto sulla crescita futura è molto più grave di quei miseri 5,5 miliardi che volevi incassare oggi.

È la classica mossa del principiante che, nel tentativo di rubare una mela, fa cadere l’intero albero sradicandolo.

E cosa succede mentre Landini gioca a fare Robin Hood digitale?

Succede che i veri miliardari, quelli che muovono il vero potere globale, lanciano il loro patto.

L'”Appello per non essere tassati”.

Un gesto teatrale di falsa modestia che paralizza il dibattito.

Vi giuro, a me questa cosa dei miliardari che chiedono di essere tassati (o di non esserlo, a seconda di come la leggi) mi fa venire in mente le pubblicità dei detersivi di trent’anni fa.

Tutti sorrisi. Tutti puliti. Camicie bianche.

Ma alla fine la macchia resta lì, nascosta sotto il tappeto persiano.

Voi che ne pensate?

Credete davvero che il loro interesse sia la vostra scuola pubblica o la loro detrazione fiscale alle Cayman?

Rispondete nei commenti. Voglio vedere quanti di voi sono ancora ingenui. 👇

È un gioco di specchi.

Meloni non attacca i miliardari perché sa una verità scomoda: la loro presenza, anche se a volte parassitaria, è meglio della loro assenza.

Se se ne vanno, il deserto avanza.

Landini li attacca. Ma li rende solo più cauti. Più nascosti. Più intoccabili.

E se fossimo onesti per un istante? Solo un istante.

I salari italiani sono davvero bassi. Non c’è storia. È una vergogna nazionale.

Il mercato non è neutrale. È un campo di battaglia truccato.

E il capitale non è mai innocente. È solo bravo a nascondere le sue intenzioni predatorie.

Eppure, l’attacco ideologico di Landini non risolve questo. Anzi.

Rischia di peggiorare la fuga di chi, pur ricco, muove risorse che servono all’economia reale (fabbriche, investimenti, startup).

Ed è qui che il cinismo diventa necessità di sopravvivenza.

Mi ricorda un vecchio film di Fantozzi.

Quello dove tentavano di fare una riunione sindacale in un centro commerciale. Tutti vestiti di tutto punto, con le bandiere rosse.

Ma l’unico vero potere era il cassiere che gestiva il fondo cassa per il caffè. ☕️

La burocrazia del potere, che sia sindacale o statale, è sempre più preoccupata di mantenere le proprie poltrone, le proprie tessere, le proprie procedure bizantine.

Che non di ottenere risultati concreti per chi lavora.

È un balletto di inefficienza coreografato magistralmente.

E in tutto questo, chi paga il prezzo umano?

Il Paradosso Umano.

Ricordate il laureato che emigra? Quello che prende la valigia e va a Berlino o a Londra?

È il prodotto finale di questo sistema rotto.

Lo Stato italiano investe (poco, ma investe) nella sua formazione.

Il Sindacato non riesce a garantirgli una retribuzione adeguata e dignitosa.

E il Capitale Globale si prende il prodotto finito, gratis.

È un trasferimento di ricchezza intellettuale mascherato da “libera circolazione dei talenti”. Un furto legalizzato.

Diciamocelo chiaramente, ho esagerato con la metafora del film. Qui la posta in gioco è molto più alta. È il futuro dei nostri figli.

Ma il meccanismo della futilità è identico.

E poi c’è quel piccolo dettaglio che nessuno vuole analizzare a fondo. La leva di curiosità.

L’insistenza sul fatto che gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati d’Europa. Una verità scomoda, dolorosa.

Ma se il governo attuale sta negoziando aumenti che superano l’inflazione nominale sui contratti più difficili (sanità, scuola)…

Allora l’attacco di Landini è mirato a una situazione preesistente. Non all’azione corrente.

È un tentativo di delegittimare il primo passo verso la correzione, accusando chi sta riparando il muro di averlo rotto lui.

La reazione di Landini è comprensibile. Umana.

Ma la sua strategia è obsoleta. 📠

È come usare un motore a vapore per vincere una gara di Formula 1 contro una Red Bull.

L’energia c’è. La rabbia c’è. Il carbone c’è.

Ma il mezzo non è adatto al tracciato moderno.

L’attacco del sindacato è forte, rumoroso. Ma è diretto contro un avversario che non è più lì, in quella posizione di debolezza.

La vera domanda, quella che i potenti non vogliono sentire, è questa:

Il governo Meloni ha il coraggio di sfidare il Nemico Invisibile vero?

I mercati finanziari. Quelli che temono la “tassa sui 2 milioni”.

O preferirà continuare a far combattere i suoi elettori contro i simboli di paglia come Landini, mentre i veri flussi di denaro rimangono intoccabili e sacri?

È un gioco di prestigio. E noi siamo la platea che applaude il coniglio che non è mai esistito nel cilindro. 🎩🐇

Il sipario si sta per chiudere su questa prima parte.

La confusione regna sovrana.

Il sindacato urla contro la propaganda, ma è intrappolato nella sua stessa logica del conflitto perenne anni ’70.

Un conflitto che, economicamente parlando, sta già perdendo terreno di fronte alla realtà dei numeri che, seppur lentamente, si riaggiustano.

Ma torniamo al cuore dello spettacolo. Il secondo atto.

Dove la farsa si fa più elegante e i portafogli più spessi.

Landini ha lanciato la sua bomba ideologica: il “Contributo di Solidarietà per i Super Redditi”.

Un’idea nobile, certo. Come regalare caramelle ai bambini all’uscita di scuola.

Ma in politica, come in finanza, la nobiltà è spesso solo una patina di vernice fresca su una strategia molto più cinica e marcia.

Questi signori che guadagnano più di 2 milioni di euro netti all’anno… (e qui si ride, perché 2 milioni netti sono una cifra che per noi è un orizzonte astronomico, irraggiungibile).

Loro fanno un appello.

“Non tassateci!”.

È la più grande operazione di Pubbliche Relazioni dal lancio del primo iPhone.

Loro non temono la tassazione in sé (possono permettersela).

Temono l’idea che la tassazione possa diventare normale. Che diventi un precedente.

Il patto silenzioso è questo:

“Noi vi lasciamo i vostri 5,5 miliardi di euro da spendere in slogan per sanità e scuola (tanto li recuperiamo altrove), purché voi non tocchiate il nostro principio di Libertà Fiscale assoluta”.

È un prezzo di mercato per la loro quiete.

Meloni, la stratega glaciale, lo sa.

Se lei aggredisce questi capitali frontalmente… questi non vanno a piangere al Ministero delle Finanze.

Vanno a comprare Titoli di Stato di altri Paesi.

E il differenziale, quello Spread che ci fa ancora venire i sudori freddi la notte, si allarga come una smorfia di dolore sul volto del Ministro dell’Economia Giorgetti. 😫

Loro parlano di ideologia. Ma qui si parla di Liquidità e Flussi di Capitale.

I 5,5 miliardi sono un numerino da volantino sindacale stampato in bianco e nero.

La vera partita è sul Risk Premium italiano.

Se il governo viene percepito come “anti-business” dai grandi investitori internazionali (BlackRock, Vanguard, i fondi sovrani)…

Allora il costo del rifinanziamento del nostro debito mostruoso schizza alle stelle.

È qui che il Nemico Invisibile esercita il suo vero potere.

Non è il milionario che guida la Ferrari a Montecarlo.

È il gestore del fondo che decide, con un algoritmo, se tenere o vendere i nostri BTP (Buoni del Tesoro Poliennali).

E quel gestore non vota a Roma. Non guarda La7.

Landini, con la sua richiesta, sta involontariamente giocando nelle mani di chi vuole l’instabilità.

È un sabotatore involontario del risanamento.

L’opposizione in questo caso sembra più interessata a far sembrare il governo debole che a costruire un sistema fiscale sostenibile.

Un’azione degna di un drammaturgo di scarso successo che cerca l’applauso facile.

E voi, pubblico stanco e disilluso, siete ancora lì a sperare che i ricchi si redimano? Che si mettano una mano sulla coscienza?

State scherzando? 😂

Se potessero, tasserebbero pure l’aria che respiriamo se fosse deducibile dalle tasse.

Ditemi la verità senza filtri.

Quanto siete disposti a credere ancora alle favole di solidarietà di chi ha già tutto?

A volte penso a quanto deve essere noioso essere un commercialista di alto livello.

Tutta la vita a interpretare il Codice Tributario, un testo che sembra scritto in aramaico antico con appendici legali del 1980.

Devono aver sviluppato un sistema nervoso centrale completamente immune alle emozioni.

Scommetto che se vedessero il grafico sanguinante dell’economia italiana, penserebbero solo a come ammortizzare l’acquisto del proiettore per la presentazione.

Ma a pensarci bene non è così semplice.

Loro vedono le VERE perdite. Quelle non dichiarate.

La loro resistenza al cambiamento è la vera chiave di volta.

O forse no. Forse è solo la paura di perdere il proprio status quo privilegiato all’interno di un sistema che premia la Rendita sulla Produzione.

Siamo all’ultimo atto della farsa.

Landini accusa la “Propaganda di Meloni”.

La scritta alle sue spalle, “La propaganda di Meloni, la realtà del Paese”, è il simbolo della sua frustrazione impotente.

Ma la verità, vista con occhiali cinici, è che la propaganda più potente è quella che riesce a far credere alla gente che le soluzioni siano facili.

Meloni, pur non parlando, sta attuando una strategia di “Contenimento del Danno Ereditato”. 🛡️

Il recupero del potere d’acquisto, previsto per il 2025… per quanto patetico se confrontato con l’8,8% perso… è un segnale di stop all’emorragia.

Per il governo questo è il trionfo della disciplina fiscale. “Siamo seri”.

Per Landini è la prova che il governo sta accettando il declino come norma. “Vi accontentate delle briciole”.

Guardate l’ospite barbuto in studio. Quello che borbotta in sottofondo. Quello che sembra complottare con il conduttore.

Loro rappresentano il vecchio establishment mediatico che non perdona chi vince le elezioni con un programma di destra.

La loro missione non è analizzare i 5,5 miliardi.

La loro missione è dimostrare che Meloni è soltanto fortunata. Non capace.

Che i numeri migliorano nonostante lei, non grazie a lei.

È una guerra di attribuzione di merito.

La Giustizia stessa è diventata un fantoccio in questo spettacolo.

Landini vuole riformare l'”Ufficio di Processo”.

Bene. Ma la sua enfasi è solo un modo per dire: “Voi non siete in grado di governare nemmeno la burocrazia interna, figuriamoci l’economia nazionale!”.

Un attacco classico. Se non sei bravo nelle piccole cose, come puoi gestire le grandi?

E poi c’è il dettaglio più grottesco.

L’appello dei miliardari.

È la prova che il Nemico Invisibile non è un’ombra.

Sono persone in carne ed ossa che hanno imparato a usare il linguaggio della “Responsabilità Sociale” (ESG) per proteggere i loro bilanci.

Loro non temono la CGIL.

Temono che un governo, per quanto di destra, possa farsi tentare dalla tentazione populista di colpire i loro conti correnti per calmare la piazza.

Il sipario è calato su questa schermata di La7.

Landini ha urlato la sua verità basata sul Passato.

Meloni ha sorriso la sua strategia basata sul Futuro (o sulla promessa di esso).

La battaglia sui salari è una distrazione.

La vera guerra è quella sul Debito.

Sulla percezione del Rischio.

E sulla disponibilità dei capitali a restare a giocare nel nostro cortile di casa.

I 5,5 miliardi sono la cifra che fa rumore.

Ma le perdite potenziali, se i fondi esteri scappassero, sono nell’ordine delle centinaia di miliardi.

Ecco perché il governo è timido.

Non per ideologia. Ma per pura, fredda matematica finanziaria.

Il Sindacato è il megafono rotto.

La Finanza Globale è il regista occulto.

E in questo teatro, signori, il pubblico paga sempre il biglietto più caro. E non ha nemmeno diritto al rimborso. 🎟️💸

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