C’è un respiro.
Un respiro affannoso, pesante, che corre lungo i corridoi di marmo di Palazzo Chigi.
È un suono impercettibile alle telecamere dei telegiornali, quelle che vi mostrano solo la superficie lucida delle cose. È un suono invisibile ai microfoni dei giornalisti che aspettano fuori dal portone.
Ma è assordante, credetemi, è assolutamente assordante per chi conosce davvero le frequenze su cui viaggia il potere in Italia. 🏛️
Mentre fuori tutto sembra immobile, cristallizzato in quei sorrisi di circostanza che sembrano fatti di cera, mentre le strette di mano istituzionali vengono ripetute a favore di flash… nelle stanze dove si decide il destino vero della Repubblica si sta consumando un dramma shakespeariano.
Non c’è altro modo per definirlo.
È una tragedia fatta di sangue politico che scorre silenzioso e di calcoli freddi come il ghiaccio dell’Antartide. ❄️

Dimenticate la solita scaramuccia tra partiti. Dimenticate le dichiarazioni stampa lette con voce monotona. Qui non stiamo parlando di ordinaria amministrazione.
Stiamo parlando di un movimento tellurico. Una scossa sismica profonda che rischia di inghiottire carriere decennali in un solo boccone e di riscrivere la geografia del comando per i prossimi vent’anni.
E al centro?
Al centro di questo uragano silenzioso, nell’occhio del ciclone dove paradossalmente regna una calma irreale, c’è una donna.
Arianna Meloni.
Lei ha deciso di erigere una diga. Non di cemento, ma di parole. Una diga contro la marea che monta.
E dall’altra parte c’è un’ombra. Lunga, ingombrante, minacciosa.
L’ombra del generale Roberto Vannacci.
Che non è più solo un militare. Non è più solo uno scrittore di best-seller discussi. È diventato il fantasma che infesta i sogni della maggioranza, lo spettro che si aggira per i corridoi del potere. 👻
Ma attenzione.
I numeri che circolano in queste ore, quelli veri, quelli riservati che non leggete sui giornali patinati perché fanno troppa paura… raccontano una storia diversa.
Raccontano una storia di tradimento matematico e di sopravvivenza brutale.
Rimanete incollati fino all’ultimo secondo di questo racconto. Non perdetevi nemmeno una riga.
Perché quello che stiamo per svelare non è una semplice analisi politica. È la cronaca in tempo reale di un terremoto annunciato che cambierà per sempre il volto del governo e vi lascerà con un senso di vertigine assoluta.
Arianna Meloni si presenta davanti ai microfoni.
Non lo fa come una “sorella d’arte”. Quella è l’etichetta per gli stolti.
Si presenta come la vestale di un tempio che molti, troppi, vorrebbero veder crollare sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.
La sua voce è ferma. Non trema.
Lo sguardo è quello di chi sfida l’orizzonte, di chi vede la tempesta arrivare e non indietreggia di un millimetro.
Ma le parole che pronuncia… quelle parole sono pietre. Sono sassi di fiume, levigati e duri, scagliati con precisione chirurgica contro un nemico invisibile ma presente.
Parla di un’Italia che è ripartita. 🇮🇹
Siorina dati economici come se fossero versetti di una Bibbia laica, indiscutibili, sacri.
Il PIL che smentisce i gufi e le cassandre di professione.
Lo Spread, quel mostro mitologico che ha terrorizzato generazioni di politici, che è stato domato e messo in ginocchio come un animale addomesticato.
Un milione di posti di lavoro.
Cifre che vengono lanciate nell’aria come fuochi d’artificio, come un miracolo industriale che nessuno si aspettava.
Fratelli d’Italia non è più la piccola scialuppa corsara di qualche anno fa, quella che navigava controcorrente tra le risate degli avversari.
È diventata la Corazzata della Nazione. 🚢
Un leviatano d’acciaio che naviga sicuro al 31% dei consensi, guardando tutti gli altri – alleati e nemici – dall’alto in basso, con quella sufficienza che solo i vincitori possono permettersi.
Arianna ci dice, tra le righe, che gli italiani sono ancora lì.
Fedeli. Innamorati di Giorgia.
Pronti a perdonare tutto, anche gli errori, in nome di una coerenza che viene venduta come merce rara, preziosissima, introvabile altrove.
Eppure.
C’è un “eppure” grande come una casa.
In questa narrazione di trionfo, di marmo e granito, si apre una crepa.
Sottile. Quasi invisibile a occhio nudo. Ma profonda.
Si apre ogni volta che viene pronunciato quel cognome che a destra fa serrare le mascelle fino a far male ai denti: Vannacci.
Quando le chiedono del Generale, la responsabile della segreteria politica tenta la mossa del judoka.
Tenta di minimizzare. Di ridurre il gigante a un nano.
Dice che è presto. Che siamo solo all’inizio di una storia che forse non decollerà mai. Che bisogna vedere.
Invita i cosiddetti “Vannacciani” a non farsi usare come pedine dalla sinistra, a non cadere nelle trappole dei media ostili.
Ma è proprio qui, in questa ostentata tranquillità, in questa calma olimpica esibita, che si nasconde il Terrore Puro. 😱
Perché in politica, ricordatevelo sempre, quando dici che “non sei preoccupato” di qualcuno… significa che quel qualcuno è già seduto nel tuo salotto, con i piedi sporchi sul tavolo di cristallo, e sta bevendo il tuo vino migliore.
La verità, quella che brucia, è che Roberto Vannacci e il suo “Mondo al Contrario” non sono una bolla mediatica destinata a scoppiare.
Sono un’emorragia interna. 🩸
Un flusso di sangue continuo che sta drenando le forze vitali della coalizione, goccia dopo goccia.
Fino a poche settimane fa, i dossier riservati che giravano sulle scrivanie che contano parlavano di un incubo.
Parlavano di un “Partito del Generale” capace di sfondare il muro del 4%. Forse addirittura del 5%.
Vi rendete conto?
Una percentuale del genere avrebbe trasformato Vannacci nel vero padrone del centrodestra.
L’ago della bilancia. Il Kingmaker.
Capace di tenere in ostaggio Giorgia Meloni ogni singolo giorno, su ogni singolo decreto, su ogni singola nomina.
Un incubo tattico.
Ma ecco che arriva il colpo di scena. Il Plot Twist che nessuno aveva previsto.
La doccia gelata che rimescola le carte in tavola e trasforma la paura in calcolo cinico, freddo, spietato.
I sondaggi più recenti. Quelli veri.
Quelli firmati da Porta a Porta e dall’Istituto Piepoli, non quelli fatti su Twitter.
Ci restituiscono una fotografia spietata della realtà.
Il partito di Vannacci, quel “futuro nazionale” di cui tutti sussurrano nei bar e nelle redazioni… è inchiodato.
Bloccato tra l’1,6% e il 2%. 📉
Sembra un fallimento, vero?
Sembra la fine del sogno di gloria del militare prestato alla politica. Il pallone che si sgonfia.
E invece NO.
È qui che dovete agguzzare la vista. È qui che dovete capire il gioco.
Perché è in questi decimali da prefisso telefonico che si nasconde il segreto della vittoria o della sconfitta totale.
Quel 2% non è polvere. Non è irrilevante.
Quel 2% è carne viva.
Carne strappata con i denti agli alleati di governo.
È un cannibalismo politico di una ferocia inaudita, primitiva.
Matteo Salvini osserva i suoi tabulati nel silenzio di Via Bellerio e vede la Lega sanguinare.
Vede un punto percentuale secco che trasmigra. Che fa le valigie.
Che abbandona il “Capitano” per arruolarsi con il “Generale”.
Dall’8% al 7%.
Un crollo psicologico devastante, che mette in discussione la leadership stessa.
E anche Fratelli d’Italia lascia sul terreno mezzo punto. Un dazio pagato all’ala più radicale, quella che non si accontenta più della destra di governo, quella che vuole il sangue e la rivoluzione conservatrice subito.
Tuttavia…
C’è un dettaglio che Arianna Meloni conosce bene. E che potrebbe essere l’arma segreta per blindare il potere fino al 2030.
Vannacci non si limita a rubare voti in casa, come un ladro domestico.
Lui va a pescare dove nessuno riesce più ad arrivare. Nel buio.
Porta in dote un mezzo punto percentuale, forse di più, che arriva direttamente dall’Astensionismo. 😶
Sono fantasmi che tornano a votare.
Sono gli arrabbiati. Gli esclusi. I delusi. Quelli che odiano il sistema con ogni fibra del loro corpo e che vedono nel Generale l’ultimo vendicatore possibile.
Se fate la somma brutale e spietata…
Un Vannacci dentro la coalizione, anche se piccolo, anche se ridimensionato all’1,6%… fa crescere il totale del centrodestra.
È il paradosso del Male Minore.
L’uomo che ti pugnala alle spalle è lo stesso che ti serve per vincere la guerra contro la sinistra.
Giorgia Meloni, con il pragmatismo d’acciaio che la contraddistingue, lo ha capito prima di tutti.
Meglio un Vannacci debole e alleato, che porta quel misero ma decisivo 2% alla causa…
Piuttosto che un Vannacci battitore libero, che muore di isolamento fuori dal Parlamento, ma ti fa perdere i collegi uninominali per una manciata di voti decisivi.
Lo scenario che si profila all’orizzonte è quello di un’operazione chirurgica di annessione. 🤝
Arianna Meloni parla di coerenza.
Parla di una generazione che ha iniziato a fare politica nei vicoli bui trent’anni fa e che non è disposta a farsi dare lezioni da nessuno.
Ma la politica è l’arte della sopravvivenza.
E la sopravvivenza, a volte, impone di ingoiare rospi indigesti senza fare smorfie.
Se alle prossime elezioni i numeri dovessero ballare…
Se la maggioranza al Senato fosse appesa a un filo sottile…
Il generale Roberto Vannacci diventerà l’ago della bilancia più pesante della storia repubblicana.
I dissidi con Salvini? Saranno archiviati come scaramucce tra vecchi amici al bar.
Le polemiche sulle classi separate? Sulle minoranze?
Verranno derubricate a “opinioni personali” che non intaccano l’azione di governo. “Il Generale è fatto così”, diranno sorridendo.
Vannacci Ministro.
Vannacci Sottosegretario.
Vannacci Garante dell’ala destra.
Tutto diventerà possibile. Perché l’alternativa è l’abisso.
L’alternativa è consegnare il Paese a un governo tecnico, a un altro Monti, o peggio: a un ritorno di fiamma del Campo Largo.
E mentre a destra si prepara questa “fusione fredda”, questo abbraccio mortale…
Dall’altra parte della barricata assistiamo al lento, inesorabile suicidio politico di chi crede ancora che la purezza paghi.
Carlo Calenda si staglia all’orizzonte come un tragico eroe greco. 🏛️
Urla il suo NO universale.
Mai con i sovranisti di Vannacci e Salvini.
Mai con i popolisti di Conte e la sinistra radicale di Bonelli e Fratoianni.
Ma l’Italia, signori miei, non è un paese per solitari.
La legge elettorale è una macchina tritacarne che non perdona l’isolamento.
Con una soglia di sbarramento che potrebbe alzarsi al 3% o al 4%… correre da soli significa firmare la propria condanna a morte politica.
Significa sparire.
Calenda rischia di essere spazzato via. Cancellato dalle mappe. Ridotto a un tweet irrilevante che nessuno legge più.
Mentre la Storia si fa altrove.
E lo stesso destino, identico e crudele, incombe sulla testa di Vannacci se dovesse commettere l’errore fatale di credersi un Messia autosufficiente.
Un partito di estrema destra, isolato e ghettizzato fuori dalla coalizione, ha un soffitto di cristallo impenetrabile.
Non andrà mai oltre quel 2% fisiologico.
Gli estremi fanno rumore. Riempiono le piazze virtuali. Fanno vendere libri.
Ma non governano mai da soli.
Siamo di fronte a un bivio storico. 🚧
Da una parte la necessità di costruire un blocco di potere monolitico.
Dove la destra istituzionale di Fratelli d’Italia deve necessariamente ibridarsi con la destra radicale e movimentista del Generale per coprire ogni singolo spazio elettorale, dal centro alla periferia estrema.
Dall’altra il rischio della frammentazione che porta all’irrilevanza totale.
Arianna Meloni ha lanciato il segnale. Forte e chiaro.
Il partito è solido. Ma le porte non sono chiuse a doppia mandata.
L’invito ai “Vannacciani” a non farsi strumentalizzare è, in realtà, un invito sottile a tornare all’ovile.
A capire che fuori dal perimetro del centrodestra c’è solo il freddo dell’opposizione perenne.
La strategia è chiara come il sole: Normalizzare Vannacci.
Renderlo innocuo ma utile.
Trasformare la sua rabbia e la sua popolarità in voti parlamentari sicuri.
Disinnescare la bomba tenendola stretta al petto, controllandone il timer. 💣
Il calo dei sondaggi di Vannacci, paradossalmente, è la notizia migliore che potesse arrivare sulla scrivania di Giorgia Meloni in queste ore.
Un Vannacci al 5% sarebbe stato un problema di leadership enorme. Un rivale interno pericoloso. Un altro Matteo Salvini dei tempi d’oro pronto a chiedere il Viminale e a dettare legge.
Ma un Vannacci all’1,6%…

Ah, un Vannacci all’1,6% è un alleato docile.
Un portatore d’acqua che deve ringraziare per ogni briciola di visibilità che gli viene concessa dai telegiornali amici.
È la vittoria tattica definitiva della Premier.
Avere i voti dell’estrema destra senza doverne subire i ricatti politici.
È un capolavoro di ingegneria elettorale che si sta compiendo sotto i nostri occhi, mentre tutti guardano il dito e non la luna.
Non fatevi ingannare dalle dichiarazioni di facciata.
Dai “vedremo”. Dai “è ancora presto”.
I giochi sono già fatti. Le calcolatrici hanno già emesso il loro verdetto inappellabile.
Il futuro governo della Nazione passerà per questo compromesso storico.
Tra l’establishment di Fratelli d’Italia e l’insurrezione controllata del Generale.
“Chi vivrà vedrà”, dice Arianna con un sorriso enigmatico.
Ma la verità è che loro hanno già visto.
Hanno già calcolato.
E sanno perfettamente che per mantenere quel 31% e trasformarlo in un decennio di potere assoluto… c’è bisogno di ogni singolo voto.
Anche quelli più scomodi.
Anche quelli che puzzano di zolfo.
La politica italiana sta per entrare in una fase nuova.
Più cinica. Più pragmatica. E decisamente più spietata.
Chi non si adegua, chi come Calenda o Renzi pensa di poter giocare una partita diversa con regole vecchie… è destinato a essere spazzato via dalla marea che sale.
Il 2027 sembra lontano.
Ma la campagna acquisti per la sopravvivenza è iniziata oggi.
In questo preciso istante.
E nessuno, davvero nessuno, è al sicuro. 👀
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