Il PD sta esplodendo.
Accuse di antisemitismo, tradimenti interni, facce tese e silenzi che pesano più delle parole.
Gasparri lancia una legge, Delrio la “copia” e all’improvviso diventa il nemico da eliminare.
E mentre la sinistra prova a negare il caos, a Bologna scoppia un’altra bomba: Prodi sfida Lepore davanti a tutti.
Nessuno parla, ma tutti hanno paura. Perché questa volta non è politica: è guerra interna.
E nelle chat segrete del partito circola una domanda che nessuno osa pronunciare davanti alle telecamere: “Chi cadrà per primo… e cosa stanno cercando disperatamente di nascondere?”
🔥 Giorno Zero: La Miccia Del Tradimento e il Veleno di Delrio.
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Il Partito Democratico non è più un partito.
È un campo minato, una polveriera ideologica in bilico tra il filo-israelismo e il pro-Palestina.
I due fronti sono a ferri corti, cortissimi. E l’ultimo incidente, il più devastante, è accaduto ieri.
Una mossa degna di un thriller di spionaggio politico ha fatto crollare l’equilibrio già precario.
Il protagonista? Graziano Delrio, storico esponente dell’area prodiana, uno degli ultimi baluardi della vecchia guardia.
Delrio ha presentato un progetto di legge sull’anti-semitismo, sottoscritto da senatori Dem della minoranza, l’area più distante dal nucleo centrale guidato da Schlein.
Ma la legge non era solo una proposta. Era un atto di guerra.
Secondo le ricostruzioni, il testo di Delrio avrebbe riprodotto, quasi identicamente, alcuni passaggi di un DDL firmato dal “nemico” giurato, Maurizio Gasparri.
Avete capito bene?
Invece di emendare la proposta del Centrodestra, i senatori Dem ne hanno presentato una che è, essenzialmente, un clone del testo firmato da un esponente di spicco del fronte avversario.
Un tradimento politico di una gravità inaudita.
😱 Schlein su Tutte le Furie: La Sfida dell’Anti-Albanese.
La reazione è stata sismica.
Non solo il leader di AVS, Angelo Bonelli, ha definito le misure “sconcertanti”.
Ma è Elly Schlein stessa, la segretaria, a essere andata, pare, su tutte le furie.
L’accusa di aver “copiato” il DDL del “nemico” è un affronto inaccettabile, che mina alla base l’identità del partito.
Perché presentare un testo quasi identico a quello di Gasparri?
Dietro questa mossa c’è un nome che infiamma il dibattito: Francesca Albanese, la pasionaria pro-Hamas, attivissima sul fronte pro-Pal.
Il progetto di legge di Delrio – o meglio, il “lodo anti-Albanese” – è un colpo mirato per riallineare il PD su una linea più filo-israeliana, definendo l’antisemitismo secondo la controversa definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance).
Il testo qualifica come antisemita ogni critica radicale contro Israele.
Questo non è solo politica estera.
È una purga interna.
Il DDL propone di:
Monitorare le attività universitarie, istituendo di fatto una figura di controllo interno negli atenei.
Stabilire sanzioni per la “prevenzione, segnalazione, rimozione e punizione dei contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme digitali”.
Ciò che sta implodendo non è una semplice fazione. È il concetto stesso di libero dibattito all’interno del PD.

💥 L’Epicentro del Caos: Prodi Sceglie la Guerra Contro Lepore.
Mentre il Senato brucia per il DDL copiato, l’epicentro della rissa interna si è spostato, in un drammatico colpo di scena, a Bologna.
Una città simbolo della tradizione di sinistra, il cui Sindaco è Matteo Lepore.
E qui è sceso in campo un gigante della politica: Romano Prodi.
L’ex Premier e storico fondatore dell’Ulivo non ha usato mezzi termini.
Ha chiesto, in pubblica piazza, al Sindaco Lepore di revocare la cittadinanza onoraria a quella stessa Francesca Albanese che ha incendiato il dibattito.
“Bologna non perseveri,” ha tuonato Prodi, invitando il Consiglio comunale a stoppare immediatamente l’atto.
È un duello fra titani della stessa area politica.
Il vecchio e il nuovo. La storia contro l’attualità.
Ma la risposta di Lepore è stata un no categorico, un muro di gomma dietro un sorriso teso: “Bisogna rispettare l’Aula e le sue decisioni.”
Tradotto dal politichese: Non mi muovo, e tu, caro Professore, non puoi dettarmi la linea.
Questo scontro a Bologna non è solo una diatriba sulla Albanese.
È la manifestazione fisica del crollo del sacro patto che tiene insieme la sinistra italiana.
💔 Silenzi, Sguardi Nervosi e la Domanda Nascosta.
Il PD è in caduta libera, squarciato da tre fronti:
Il Tradimento di Delrio: Copiare Gasparri è stato l’errore che non perdona, un’ammissione di impotenza legislativa.
La Purga Ideologica: Il dibattito sull’antisemitismo è diventato lo strumento per zittire la frangia più radicale e pro-Palestina.
Lo Schiaffo di Prodi: La sfida diretta al Sindaco di Bologna è un segnale che i padri fondatori hanno perso la pazienza e sono pronti a far saltare il banco per riprendere il controllo.
Nelle sale stampa, nei corridoi del potere, tutti evitano il tema.
Nessuno parla apertamente. Si respira tensione, imbarazzo, si vedono solo sguardi nervosi che evitano i microfoni.
Perché questa volta, come sussurrano nelle chat segrete del partito, non è semplice politica. È una vera e propria guerra interna per la sopravvivenza e per l’anima del PD.

L’ala moderata sta usando la lotta all’antisemitismo come arma nucleare contro l’ala radicale di Schlein, accusandola implicitamente di non essere abbastanza “pulita” su questi temi.
E la domanda che circola, che nessuno osa pronunciare davanti alle telecamere per paura di innescare il disastro finale, è una sola:
“Chi cadrà per primo? Sarà Delrio, ‘sfiduciato’ per la legge copiata? Sarà Schlein, travolta da una minoranza sempre più aggressiva? O sarà Lepore, messo al muro dal suo stesso mentore, Prodi?”
E, soprattutto, cosa stanno cercando disperatamente di nascondere con tutta questa confusione e questo caos calcolato?
Forse la risposta è nel silenzio stesso di chi dovrebbe guidare il partito e invece si ritrova a gestire una vera e propria implosione.
Il collasso non è solo politico. È esistenziale.
Il finale di questa storia è ancora tutto da scrivere, e ogni minuto è cruciale.
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