🔥 “Meloni contro Schlein: il fuoco è tornato in Aula.” Le parole diventano armi, gli sguardi tagliano come lame. Tra accuse e silenzi, si gioca più di un dibattito politico — si decide chi controllerà la narrativa dell’Italia. E questa volta, nessuno sembra disposto a cedere|KF - News

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🔥 “Meloni contro Schlein: il fuoco è tornato in Aula.” Le parole diventano armi, gli sguardi tagliano come lame. Tra accuse e silenzi, si gioca più di un dibattito politico — si decide chi controllerà la narrativa dell’Italia. E questa volta, nessuno sembra disposto a cedere|KF

La leader del Pd: non decide lei che cosa dice l’opposizione. Il duetto della premier con Conte che le regala un libro sulle tasse

L’ira di Giorgia Meloni sale piano.

Affiora già al Senato e poi esplode alla Camera, durissima nei confronti di Elly Schlein: «Il segretario del principale partito di opposizione ha detto che in Italia sono a rischio la libertà e la democrazia a causa di un governo di estrema destra, e subdolamente lo ha accostato all’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci».

La premier enumera: «Dopo Meloni complice dei morti in mare, dopo Meloni complice del genocidio, abbiamo anche Meloni complice, o anche mandante, me lo spieghino, dell’attentato a Ranucci.

Sono dichiarazioni gravissime».

Fino al finale, in cui la rabbia è evidente: «Il tema non è andare all’estero e criticare il governo: per carità, non mi stupisce».

Il tono della premier sale di volume: «Questo è gettare ombre sull’Italia e sulla qualità della sua democrazia, sulla maggioranza che i cittadini scelgono.

È un tentativo di gettare fango sull’Italia, che l’Italia rischia di pagare».

Perché «voi sapete benissimo che non è vero che la democrazia in Italia è a rischio, voi sapete benissimo che non è vero che in Italia è a rischio la libertà.

Ma se sapete che non è vero, perché lo andate a raccontare all’estero?».

Il finale è tonante, con le mani che sbattono con violenza i fogli su cui la premier ha preso i suoi appunti e l’ironia che contiene passa in secondo piano: «Questo non vi aiuterà a governare sulle macerie invece di stare all’opposizione in una nazione che prospera».

La replica di Schlein è «morbida» per «non farla giocare a fare la vittima» ma poi attacca: «Non decide lei cosa dice l’opposizione».

Più aggressivo Conte che prima le mostra e poi, su invito della stessa premier, le regala il libro «Governo Meloni, 3 anni di tasse».

 

L’avvio al Senato

 

Meloni è in Parlamento per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo di oggi e domani.

Molti, in Aula, lo considerano un appuntamento formale, al più una passerella.

E pazienza se si tratta di un atto di indirizzo politico tutt’altro che banale.

Si parte dal Senato, ore 9.30. La premier arriva alle 9.26. Un minuto esatto prima, era arrivato il vice premier Matteo Salvini. Alle 9.36, Meloni inizia.

Il primo applauso lo strappa sull’apprezzamento degli investitori per l’Italia.

Poi la Russia, su cui è durissima: «Occorre aumentare la pressione su Mosca» che continua con i suoi attacchi, gli ultimi giusto questa notte.

L’atteggiamento dell’Italia non cambierà, e anzi include nuove sanzioni nei confronti del «regime, non del popolo russo».

Al termine, si trattiene per un quarto d’ora nell’ufficio di Ignazio la Russa.

Poi andrà come da prassi a consegnare il suo discorso alla Camera, di fronte a cui non lo ripeterà.

Ma risponderà anche lì alle osservazioni dell’Aula.

Ed è proprio alla Camera, dove è previsto l’intervento di Elly Schlein, che farà il suo intervento più duro.

 

Polemica con la Lega

 

Prima, al Senato, l’economista della Lega Claudio Borghi osserva che «non è sostenibile un ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea».

E se Meloni aveva appena ricordato che l’Italia «ha già aderito ai finanziamenti agevolati previsti dal fondo Ue Safe con l’assegnazione di 14,9 miliardi di euro», lui la invita a «pensarci mille volte» perché «non abbiamo bisogno di indebitarci».

E le spese militari vanno fatte «a partire dalla sicurezza interna, altrimenti è difficile spiegare ai cittadini che per gli ospedali non ci sono soldi e per i missili sì».

Meloni non apprezza: «Non è esattamente così e vista la legge di Bilancio lei lo sa».

Perché «l’incremento dal 2025 al 2026 delle spese del Fondo Sanitario Nazionale è di 7,4 miliardi».

 

Botte sul green deal

 

Ma il Senato, versante centrodestra, tributa a Meloni gli applausi più scroscianti quando lei picchia forte sulle politiche ambientali europee.

Perché l’Italia «sostiene l’obiettivo di riduzione delle emissioni, ma il modo migliore per non raggiungerlo sono gli obiettivi irraggiungibili».

E da lì, un meticoloso elenco delle richieste alla Commissione: «L’Italia non potrà sostenere la proposta senza un sostanziale cambio di approccio» che cessi di assecondare «le follie verdi che ci siamo auto imposte.

L’Italia non è pronta a seguire le iniziative di bizzarre maggioranze parlamentari».

Con un no all’ipotesi di superare l’unanimità per i voti al Consiglio europeo.

Tre punti: obiettivi intermedi per raggiungere le mete senza «compromettere l’economia europea», neutralità tecnologica per evitare il «tutto elettrico» e risorse «per rendere possibile la transizione».

 

Fondamentalismi

 

Ma è sul tema della Palestina che Meloni frusta le opposizioni tutte: «Avrei paragonato l’opposizione ai terroristi.

Ma non ho accusato l’opposizione di essere terrorista o peggiore di Hamas.

Ho detto che vi eravate rifiutati di sostenere in Parlamento il piano di pace per Gaza, sottoscritto poi da Hamas.

Ho detto che la vostra posizione è stata più fondamentalista persino di quella di Hamas». Lo dice e poi sferra l’attacco a Schlein.

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