
🌙 “Indotta in tentazione”: la notte in cui Irene Pivetti ha deciso di non nascondersi più
«Il carcere? Come ogni circostanza della vita, bisogna affrontarlo se si presenta». La frase cade nello studio come una lama, tagliando il silenzio denso di Belve.
Irene Pivetti non trema, non sorride: guarda dritto davanti a sé, come chi ha già attraversato tutte le tempeste del giudizio umano.
E in quel momento, sembra più un personaggio di un dramma sacro che una ex presidente della Camera.
Il pubblico trattiene il respiro. Francesca Fagnani, con il suo sguardo chirurgico e la voce sottile come una lama, non la lascia scappare: «Ma è plausibile che il carcere sia nel suo orizzonte?».
Pivetti si aggiusta la giacca, inspira piano, poi lascia cadere la risposta come fosse un atto di fede: «Non accadrà».
🔥 Ma se c’è una parola che descrive quella sera, è tensione. Non quella gridata, ma quella che ti tiene incollato allo schermo, come in un film in cui la protagonista affronta la propria ombra.
Politica, fede, passione, scandali, processi, mascherine, travestimenti da cat woman… la vita di Irene Pivetti sembra scritta da un regista che ama le contraddizioni e i colpi di scena.
«Si sente di essere venuta meno al decoro della carica che aveva ricoperto?» chiede la Fagnani, affilata come sempre. Irene sospira, poi risponde con una calma che sa di sfida: «In cosa?
Le circostanze erano diverse». È un istante sospeso, quasi teatrale. L’ex presidente della Camera, che a soli trent’anni fu una delle donne più potenti d’Italia, si ritrova ora al centro di uno dei format più spietati della televisione italiana, dove la verità non si dichiara — si strappa.

💥 «Si è vestita da cat woman e ha fatto foto con Costantino Vitagliano», incalza la conduttrice.
«Nulla di male, ma è legittima la domanda». Un lampo d’ironia attraversa il volto di Irene, ma nei suoi occhi si legge altro: stanchezza, forse, o la consapevolezza che ogni gesto di una donna pubblica viene sempre giudicato due volte — una come persona, una come simbolo.
Poi la conversazione si sposta sul nome che, negli anni Duemila, evocava potere e spettacolo: Lele Mora. «Era un grande professionista.
Poi è cominciata una discesa che lo ha portato a perdere lucidità e credibilità», racconta Pivetti, come chi parla di un amico perduto più che di un imprenditore.
👀 Ma il momento più intenso arriva quando la Fagnani le tocca la ferita che Irene non ha mai davvero chiuso: il matrimonio finito.
«Era un rapporto tossico?» chiede la conduttrice. Lei la guarda negli occhi e risponde piano, quasi con dolcezza: «Un rapporto intenso, e anche molto passionale».
Le parole galleggiano nell’aria, pesanti e leggere insieme, come un ricordo che ancora brucia.
Poi aggiunge, con una voce incrinata: «La fine del mio secondo matrimonio è stato il giorno più doloroso della mia vita».
💔 Nello studio cala un silenzio pieno. Non quello della sorpresa, ma quello del rispetto. Perché a Belve, dove tutto è spinto all’estremo, è raro vedere una fragilità così nuda.
E forse per questo, in quel momento, Irene Pivetti smette di essere un personaggio pubblico e torna a essere solo una donna che ha amato troppo, creduto troppo, perso troppo.
Francesca non si ferma. «Dopo la separazione, lei disse che il sesso è una cosa meravigliosa, ma che si considera ancora sposata davanti a Dio.
Lo pensa ancora?». Irene ride piano, quasi divertita da se stessa: «Non è il mio modo di esprimermi, ma la sostanza è quella». «Le sue preghiere sono state ascoltate?»
ribatte Fagnani, con il tono di chi sa che sta per toccare il punto più umano della storia. Irene la guarda, sorride appena, e lascia cadere la frase che diventerà il titolo della serata: «Indotta in tentazione non ci piove».

🌙 Una confessione travestita da battuta. Ma dentro quella risata, c’è tutta la contraddizione di una donna che prega Dio e allo stesso tempo ammette la propria fragilità. Una donna che sa che la fede non è perfezione, ma lotta.
Poi, la puntata prende fuoco. Francesca entra nel terreno minato dei processi. Frode in commercio, falso ideologico, ricettazione: parole pesanti come macigni che si posano sul tavolo lucido dello studio.
Irene non si scompone. «Tutte le mascherine erano regolari e certificate. L’indagine non doveva nemmeno partire.
È stato un trauma», dice con fermezza. La conduttrice la incalza: «E quel pagamento da tredici milioni invece di uno virgola tre?».
Pivetti, imperturbabile: «Ho restituito l’eccedenza». Ma Francesca, tagliente: «La Procura non la vede così».
⚡ È un duello silenzioso, quasi cinematografico. Una battaglia di parole e respiri, in cui nessuna delle due arretra.
Poi arriva la domanda che toglie il fiato: «Si ritiene solo un bersaglio o anche un po’ bandita?». Irene sorride.
È il sorriso di chi ha imparato a sopravvivere al giudizio del mondo. «Mi considero viva», sembra dire con gli occhi, anche se le parole restano sospese.
E mentre il pubblico resta immobile, lo sguardo della Pivetti si fa più morbido, quasi malinconico
Parla della televisione, della politica, di una vita vissuta sempre davanti a un riflettore. Racconta di come il suo ex marito la spinse verso la TV, ma anche di come lei, per amore, fosse pronta a condividere tutto. «Ero molto innamorata. E come è giusto in una coppia, condividevamo tutto».
Poi, un’ombra attraversa il suo viso: «Ma l’amore, quando finisce, lascia sempre un vuoto che non si riempie con niente».
🕯 C’è una sorta di poesia amara in tutto ciò. La storia di una donna che è stata simbolo di moralità e potere, poi travolta dalla curiosità mediatica, dalle accuse, dai pregiudizi.
E che ora, a sessantadue anni, decide di non nascondersi più. Di raccontarsi tutta, anche quando fa male.
La regia di Belve insiste sui dettagli: le mani intrecciate, gli occhi che si abbassano, la voce che cambia tono. Tutto sembra costruire un ritratto più complesso, più umano.
Non l’ex presidente, non la politica, ma l’essere umano dietro la corazza.
🌑 Alla fine, Irene Pivetti resta sola sullo schermo, in quell’attimo sospeso tra passato e futuro.
Dice che non teme il carcere, ma chi la guarda capisce che ciò che teme davvero è un’altra cosa: essere dimenticata.
E forse, proprio per questo, accetta di tornare davanti alle telecamere. Per dire la sua verità, per sfidare il giudizio, per ricordare che anche chi è caduto può scegliere di rialzarsi con grazia.
Perché dietro ogni scandalo c’è sempre una storia più profonda. Quella di un’anima che ha combattuto contro se stessa.
E quando le luci dello studio si spengono, resta solo la sua voce che riecheggia come un’eco lontana:
«Mi sento ancora sposata davanti a Dio… ma sì, la tentazione è una cosa reale».
Un sorriso. Un silenzio. Poi, nero.
👀 E fuori dallo studio, l’Italia continua a chiedersi: quella sera, chi era davvero Irene Pivetti — la peccatrice o la credente?