Le luci dello studio ronzavano con un’intensità elettrica, quasi fastidiosa.
Sembrava un presagio. L’aria era carica, densa, come l’atmosfera che precede un temporale estivo violento e improvviso.
Nicola Porro sedeva dietro la sua scrivania. I fogli sparsi davanti a sé sembravano le carte topografiche di un generale prima della battaglia decisiva.
Il suo volto, però, era una maschera di imperturbabile professionalità.
Si sistemò gli occhiali sul naso con un gesto lento, calcolato. Guardò dritto nella telecamera, bucando lo schermo.
Fece un respiro profondo, accogliendo il pubblico con quel tono misurato, quasi accademico, che usa quando prepara la trappola.
“Buonasera e benvenuti”.
Esordì così, asciutto. Voleva far credere all’interlocutore di trovarsi in una zona sicura, smilitarizzata.
“Stasera partiamo dai fatti”, disse. “Quelli nudi e crudi, senza i filtri delle tifoserie”.
Ma i fatti, in Italia, sono pietre. E la politica italiana, ancora una volta, è riuscita a dividersi ferocemente su un’ipotesi. Su un semplice “se”.
La frase della discordia è di Giorgia Meloni: “Se Donald Trump riuscisse nell’impresa di fermare la guerra in Ucraina, meriterebbe il premio Nobel per la pace”. 🕊️

Una frase condizionale. Un ragionamento logico. Eppure, ha scatenato un terremoto.
Le opposizioni gridano allo scandalo. Parlano di servilismo. Di fine della dignità diplomatica.
Qui con noi, per rappresentare questa visione critica e apocalittica, c’è Nicola Fratoianni.
“Onorevole, grazie per aver accettato il confronto”.
Fratoianni, seduto di fronte a lui, non aspettava altro. Era pronto. Carico a molla.
Aveva la postura rigida di chi si sente investito di una missione morale superiore.
Il volto teso di chi non ammette sfumature, di chi divide il mondo in bianco e nero.
Non c’era traccia di ironia nel suo sguardo. Solo la cupa gravità di chi vede nemici della libertà dietro ogni angolo e sotto ogni tappeto.
“Grazie a te, Nicola”, rispose Fratoianni.
Raddrizzò la schiena e incrociò le mani sul tavolo, come a voler costruire una barriera fisica tra sé e il conduttore.
“Ma vedi, il punto non è l’ipotesi in sé”.
La voce del leader di Sinistra Italiana iniziò a salire di tono.
“Il punto è la postura politica e culturale di questa destra di governo. Una postura che definirei inquietante”. ⚠️
Per Fratoianni, non possiamo limitarci a liquidare tutto questo come una battuta da bar.
O come una semplice provocazione giornalistica per fare titoli.
“Quando la Presidente del Consiglio parla di premio Nobel per la pace a un personaggio come Donald Trump…”, continuò scandendo le parole.
“Non sta facendo un’analisi geopolitica lungimirante. Sta firmando un atto di sottomissione ideologica”.
Parla di una visione del mondo reazionaria. Isolazionista.
E, permettetemi di dirlo chiaramente, profondamente pericolosa per la tenuta delle istituzioni democratiche occidentali.
Porro ascoltava in silenzio.
Giocherellava con una penna biro, facendola ruotare tra le dita. Il volto era ancora neutro, illeggibile.
Non lo interrompeva. Lasciava che il fiume di parole della sinistra scorresse libero e impetuoso.
Lasciava che si gonfiasse della sua stessa retorica preimpostata, come un palloncino che viene gonfiato troppo.
Era la calma metodica del chirurgo prima dell’incisione. O del predatore che aspetta che la preda si stanchi. 🦁
“Siamo seri!”, continuò Fratoianni, alzando ancora il volume.
Le telecamere strinsero sul suo volto indignato, catturando ogni ruga di espressione.
“Donald Trump è l’uomo che ha messo in discussione l’esito di libere elezioni nel suo paese!”.
È l’uomo dei dazzi. Del muro con il Messico. Di una politica estera basata sul ricatto brutale.
Vedere la Premier italiana che, quasi in un atto di vassallaggio preventivo, ipotizza per lui la massima onorificenza per la pace è un insulto.
Un insulto ai resistenti ucraini che muoiono nel fango per la democrazia.
Un insulto all’Unione Europea e ai suoi valori fondanti.
È un insulto all’intelligenza dei cittadini italiani.
“Loro sanno benissimo che la pace si costruisce con il multilateralismo”, insisteva Fratoianni.
“Con il diritto internazionale. Non con il populismo becero di chi vuole smantellare l’architettura della convivenza globale”.
Fratoianni prese un respiro rapido, come un nuotatore in apnea.
Ma la sua foga ideologica era appena all’inizio. Il motore si stava scaldando.
“Questa destra non ha una visione propria!”, gridò quasi.
“Vive di riflessi condizionati. Vive di sogni di protezione esterna”.
Secondo lui, cercano un protettore oltreoceano perché sanno di essere isolati nel contesto europeo.
Perché non sanno dialogare con i partner storici come Francia e Germania.
La Meloni, nella sua visione, sta portando l’Italia in un vicolo cieco.
Sta barattando la nostra credibilità internazionale, costruita in decenni, per un tweet di approvazione della galassia estremista americana.
E mentre loro sognano i Nobel per i loro amici autocrati…
In Italia i diritti civili vengono ignorati. La sanità pubblica viene tagliata giorno dopo giorno.
Il salario minimo viene trattato come un’eresia economica.
“È questa la vostra idea d’Italia?”, concluse con una domanda retorica.
“Un paese servile all’esterno e sordo ai bisogni dei più deboli all’interno?”.
Il silenzio in studio si fece denso. Quasi palpabile. Solido.
Fratoianni aveva lanciato tutto il suo arsenale pesante.

Servilismo. Pericolo democratico. Isolamento. Diritti calpestati.
Erano i classici mantra che la sinistra ripeteva come un disco incantato da anni.
Una litania che non teneva conto della realtà pragmatica, ma solo del pregiudizio ideologico.
Nicola Porro attese ancora qualche istante. Un secondo. Due secondi. Tre secondi.
Lasciò che le parole dell’ospite evaporassero nell’aria viziata dello studio.
Poi, lentamente, si tolse gli occhiali. 👓
Li posò sulla scrivania con un tocco delicato. Si sporse in avanti, rompendo la bolla di apparente neutralità.
Il sorriso che gli comparve sul volto era tagliente come una lama di rasoio.
“Bene, onorevole”, iniziò Porro.
La sua voce era cambiata. Non era più accademica.
Era diventata rapida. Incalzante. Carica di quel sarcasmo logico che non lasciava scampo.
“Abbiamo ascoltato la solita, impeccabile lezione di morale dall’alto del vostro piedistallo”.
Abbiamo sentito parole pesantissime. Vassallaggio. Insulto all’intelligenza. Pericolo democratico.
“È davvero affascinante”, disse Porro con un ghigno.
“È affascinante come riusciate a infilare tutto questo dramma in una frase che riguardava semplicemente un’ipotesi”.
Un’ipotesi legata alla fine di un conflitto che sta distruggendo migliaia di vite umane ogni giorno.
Porro scosse la testa, quasi con un senso di divertita amarezza.
“Ma vedi Nicola, il problema della sinistra italiana è un altro”.
Ed è esattamente il motivo per cui continuate a collezionare sconfitte elettorali.
Il motivo per cui non capite perché gli italiani non vi seguono più, nemmeno se li pagate.
“Siete prigionieri di un’estetica del nulla”. ❌
Tu hai parlato per minuti interi di Trump. Di clima. Di muri. Di posture.
Ma non hai sfiorato il merito della questione nemmeno con un dito.
E il merito è uno solo. Di un buon senso quasi elementare, che capisce anche un bambino.
“Se domani mattina arrivasse qualcuno…”, incalzò Porro.
“Che si chiami Trump, Biden, Topolino o chiunque altro…”.
“E riuscisse nell’incredibile impresa di fermare il massacro in Ucraina…”.
“A te interesserebbe davvero di quale colore è la sua cravatta?”.
Saresti davvero lì col bilancino del farmacista a misurare il suo metodo democratico mentre cadono le bombe?
O saresti semplicemente contento che la gente smetta di morire sotto le macerie?
Fratoianni provò a inserirsi: “Ma la pace non è un concetto astratto, Nicola, dipende da come ci si arriva…”.
“E invece è proprio qui che ti sbagli!”, lo interruppe Porro alzando la voce. 💥
Gli puntò il dito contro con un’energia brutale.
“La pace per chi muore sotto i bombardamenti è l’unica cosa concreta che esiste!”.
Ecco la vostra solita deriva: il metodo.
Se la pace la fa la sinistra con i suoi convegni polverosi a Bruxelles, dove non contate nulla, allora è una pace benedetta.
Se qualcuno prova a farla con la Realpolitik, con la forza della diplomazia diretta, allora diventa un pericolo.
“Ma in quale mondo vivete?”, chiese Porro.
Di quale realtà vi nutrite nelle vostre redazioni chic e nei vostri circoli esclusivi?
Tu oggi vieni qui a fare il processo alle intenzioni di Giorgia Meloni per un commento ipotetico.
E intanto non ti accorgi che siete diventati la parodia di voi stessi.
Un’opposizione che vive di fantasmi perché non ha più il coraggio di guardare la realtà in faccia. 👻
Porro prese un foglio dalla scrivania e lo sventolò con foga.
“Tu parli di sanità, di salario minimo, di diritti sociali…”.
“Ma lo sai perché ne parli ora, in questo contesto che non c’entra nulla?”.
Perché non avete un’idea economica che sia una. Zero.
La vostra unica proposta politica, il vostro unico collante, è l’anti-melonismo ossessivo.
Siete disposti a sperare quasi che la guerra continui.
O che l’Italia fallisca economicamente.
Pur di non dover ammettere che un leader di destra possa avere ragione o avere successo.
È questo il vostro limite invalicabile. Un’ideologia talmente rigida da accecare completamente la logica.
Fratoianni scosse il capo, visibilmente stizzito. Il colpo era andato a segno.
“Nicola, la tua è una caricatura populista. Noi poniamo questioni di dignità…”.
“Dignità nazionale?!”, esplose Porro.
“Voi avete il coraggio di parlare di dignità nazionale?”.
Voi che siete andati a Parigi e Berlino a chiedere aiuto ogni volta che il popolo italiano non vi votava?
Voi che avete governato per un decennio senza mai vincere una sola elezione politica?
Basandovi solo sui giochi di palazzo e sul beneplacito delle élite europee?
“Ma per favore!”, sbottò il conduttore.
La dignità nazionale si difende facendo gli interessi concreti dei cittadini.
Non facendo le fuse a qualche burocrata europeo, sperando in un applauso o in una poltrona di consolazione.
Porro si volse verso la telecamera laterale, ignorando per un attimo l’ospite.
“E sapete qual è la cosa più grottesca?”.
Che questo dibattito sul nulla, questo attacco scomposto su un premio Nobel ipotetico, sarà l’ossigeno di tutta la settimana.
“Già me li vedo i colleghi dei Talk impegnati”, disse con sarcasmo.
Domani, per i prossimi sette giorni, su La7 ci sarà l’esegesi del vuoto pneumatico. 📺
Arriverà la solita conduttrice con il suo sguardo severo e inquisitorio.
Chiamerà in studio i soliti tre o quattro intellettuali organici con il ditino alzato.
E passeranno ore e ore a spiegarci perché la Meloni è inadeguata. Perché ha osato citare Trump.
Ore di televisione a parlare del sesso degli angeli.
Mentre fuori dalla bolla la gente deve capire come pagare il mutuo variabile e le imprese lottano per non chiudere.
È questo il vostro circuito: una sinistra senza idee che si alimenta di una stampa senza realtà.
Tornò a fissare Fratoianni, che appariva ormai paonazzo per l’irritazione e l’imbarazzo.
“Nicola, ma un briciolo di vergogna non la provate?”.
Non senti il peso di questa totale assenza di proposte alternative?
Siete diventati un club di guardoni del nulla.

Analizzate le virgole dei discorsi degli altri perché non sapete cosa dire sulle tasse. Sullo sviluppo. Sulla crescita.
Siete rimasti fermi a vecchi schemi del secolo scorso.
Con la differenza che allora avevate almeno una visione del mondo. Oggi avete solo il pregiudizio e il livore.
Fratoianni rispose con voce strozzata, cercando di riprendere il controllo.
“Le nostre proposte ci sono! Dalla tassazione delle rendite alla transizione ecologica…”.
“Ancora?!”, Porro lo tranciò a metà senza pietà. ✂️
“Ancora con le tasse e con i divieti!”.
La vostra unica ricetta è sempre la stessa: mettere le mani nelle tasche di chi lavora e imporre nuovi vincoli a chi produce.
Siete dei tassatori seriali travestiti da salvatori della patria.
E siccome sapete perfettamente che questo agli italiani non piace, allora dovete inventarvi il “pericolo Trump”.
Il “pericolo autoritario”. Il “Nobel della vergogna”.
È una gigantesca cortina fumogena, Nicola.
Una bugia che raccontate a voi stessi prima ancora che agli elettori.
Ma la realtà vi sta presentando il conto. Ed è un conto salatissimo.
In studio il clima era diventato incandescente. 🔥
Porro aveva appena iniziato a demolire l’impalcatura ideologica dell’ospite.
Partendo da un pretesto per arrivare alla radice di quello che definiva il fallimento della sinistra.
Fratoianni cercava disperatamente uno spazio di replica, ma Porro era un fiume in piena.
Pronto a passare alla fase successiva dell’asfaltatura mediatica.
“Ma non finisce qui”, aggiunse Porro con un tono ora più calmo, ma ancora più tagliente.
“Perché adesso entreremo nel dettaglio di cosa significhi davvero stare al mondo oggi”.
E vedremo chi è che ha davvero isolato l’Italia in questi anni.
“Vi do un’anticipazione”, disse strizzando l’occhio alla telecamera.
“La colpa non è di chi sta cercando di parlare con tutti i leader mondiali per difendere il nostro Paese”.
La colpa è di chi ha preferito i salotti buoni alle fabbriche.
E mentre Porro chiudeva il blocco, lasciando Fratoianni senza fiato e senza argomenti…
Una domanda restava sospesa nell’aria elettrica dello studio.
Se la sinistra non ha altro che l’odio per Meloni e la paura di Trump, quanto tempo le resta prima di scomparire del tutto?
Il duello non è finito. È appena iniziato.
E la sensazione, netta, è che la vittima sacrificale stasera non sia la premier assente.
Ma l’ospite presente, costretto a specchiarsi nel vuoto della sua stessa politica. 👀
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