“La sindaca Salis dice addio al presepe… e accoglie un Babbo Natale ‘più inclusivo’! Ma come è possibile, se non era cattolica? La mossa ha scosso FdI e l’intero paese… Un silenzio cala su Roma, e una serie di domande emerge: cosa vogliono davvero fare? Politica e religione non sono uno scherzo. La mossa successiva del partito comunista è stata davvero folle, rivelando un segreto che potrebbe far scontrare tutto l’apparato politico e le grandi religioni!!!”

🔥 “Non avrei mai pensato che Genova potesse svegliarsi una mattina e scoprire che Gesù Bambino era sparito…”

Così, tra sussurri e messaggi vocali che si rincorrevano tra i vicoli del centro storico, la notizia è esplosa come una bomba.

Palazzo Tursi, cuore pulsante del Comune, luogo che da decenni accoglie il presepe natalizio, quest’anno rimaneva spoglio. Vuoto. Silenzioso.

Silvia Salis, la neo sindaca orgogliosamente cattolica che fino a ieri sembrava incarnare i valori tradizionali della città, aveva deciso di sostituire il presepe con un villaggio di Babbo Natale “più inclusivo”. 🎅

Immediato lo shock. Immediata la rabbia. E soprattutto, immediata la domanda: ma come si fa a cancellare la Natività a Genova, proprio qui, dove ogni vicolo racconta storie di fede, tradizione e famiglia? 😱

Gli esponenti di Fratelli d’Italia non hanno perso tempo.

Alessandra Bianchi, Nicholas Gandolfo, Francesco Maresca e Valeriano Vacalebre hanno parlato come un coro furioso, un attacco concentrato che ha messo in fila tutte le contraddizioni della giunta Salis.

“Dopo aver introdotto l’educazione sessuologa-affettiva nelle scuole dell’infanzia, adesso tocca al presepe”, hanno denunciato.

Una frase che pesa come un macigno sulle coscienze di chi crede nella tradizione cristiana e nella memoria collettiva della città.

I loro messaggi rimbalzavano ovunque, tra chat di quartiere e post social: “Madre, cattolica, moglie… e ora nemica dei nostri valori?”, scrivevano in toni che mescolavano incredulità e sarcasmo. 💔

Ma non erano solo le opposizioni a bruciare. Tra i corridoi del Comune, dipendenti e volontari delle associazioni presepiali guardavano sconvolti il colonnato vuoto. “È come se qualcuno avesse spento una luce antica senza preavviso”, sospirava una storica del folklore genovese, mentre con le mani tremanti sfogliava un album di foto dei presepi passati, dal Crevari del 2023 alla Valpolcevera del 2024.

Ogni scultura, ogni statuina, ogni dettaglio meticolosamente costruito sembrava implorare di non essere dimenticato. 🕯

La leghista Bordilli ha parlato chiaro: “È una scelta politica deliberata.

Non è più una questione di valorizzare le tradizioni, ma di cancellarle, punto.”

Le sue parole hanno colpito come un pugno nello stomaco.

La politica, quando si mescola con il Natale, diventa veleno puro.

Dal lato moderato, Ilaria Cavo di Noi Moderati non ha trattenuto l’indignazione.

“Uno schiaffo alle famiglie, uno schiaffo alla città, uno schiaffo al cuore di Genova”, ha detto, con la voce che tremava tra rabbia e dolore.

Ogni anno, le associazioni avevano lavorato mesi per allestire statuine elaborate, scene di vita quotidiana che raccontavano la magia della Natività.

Quest’anno, tutto ciò è stato sostituito da renne sorridenti e luci intermittenti di un villaggio artificiale.

E mentre le opposizioni gridavano al tradimento, l’assessora alle Tradizioni, la grillina Tiziana Beghin, tentava un rattoppo che suonava fragile: “Non stiamo cancellando nulla, stiamo valorizzando la tradizione culturale del Natale.

Ci sarà un fitto calendario di eventi e un tour dei principali presepi artistici custoditi nelle chiese e nei luoghi del nostro patrimonio Unesco.”

Ma la città non ci credeva. I genovesi guardavano con sospetto la nuova scenografia.

I bambini, abituati a salutare Gesù Bambino tra le statuine e le luci soffuse, trovavano Babbo Natale ovunque.

“Ma dove è finito Gesù?”, chiedevano con occhi grandi e innocenti. 🌙

Alcuni cominciavano a mormorare teorie complottistiche. “Forse la sindaca ha ricevuto pressioni da gruppi stranieri?”, dicevano.

Altri si scaldavano nel bar di piazza De Ferrari: “È una mossa strategica per apparire moderna, inclusiva, ‘woke’… ma a che prezzo?”

E poi c’era il silenzio del colonnato. Un silenzio che parlava più di mille discorsi politici.

Le luci natalizie si accendevano come un fiume di colori, ma senza il presepe, il cuore pulsante sembrava spento.

Si diceva anche di riunioni segrete tra consiglieri comunali, telefonate notturne e messaggi criptici a mezzanotte.

Alcuni affermavano di aver visto Silvia Salis camminare sola tra le vie del centro storico, il volto illuminato dalle vetrine, con lo sguardo perso, forse pensando al Natale passato. 👀

La città era divisa. La politica impazziva. I social infiammati come carbone ardente.

E nel mezzo, un vuoto dove una volta c’era Gesù Bambino, simbolo della speranza e della tradizione di Genova.

Ma c’è di più. Alcuni storici e cultori della città sostengono che la scelta della sindaca non fosse solo politica.

Che dietro la “svolta inclusiva” si nasconda un piano più grande, legato a un progetto segreto di valorizzazione dei borghi storici e dei presepi artistici meno noti, con un budget milionario destinato a nuove installazioni.

Soldi pubblici, luci scintillanti e un tour da far girare la testa ai turisti… ma a quale prezzo? 🔥

Le opposizioni annunciano manifestazioni, flash mob e persino una petizione online per “ridare a Genova il suo Natale”.

Le associazioni preparano proteste creative, con presepi in miniatura collocati nei cortili delle scuole e nelle piazze secondarie.

Un Natale alternativo, che sa di sfida e rivoluzione.

E mentre tutti aspettano la prima sera di dicembre, quando le luci si accenderanno ufficialmente, la domanda resta sospesa nell’aria fredda di Genova: cosa vedranno i bambini quando guarderanno il colonnato di Palazzo Tursi? 🎄

Una cosa è certa: questo Natale sarà diverso. E nessuno può dire come finirà.

👀 Ma c’è chi giura di avere informazioni su un incontro segreto tra la sindaca e alcuni artisti presepiali stranieri, con una proposta che potrebbe cambiare tutto… il mondo del Natale genovese.

E mentre la città trattiene il fiato, nessuno osa distogliere lo sguardo. Perché il vero spettacolo deve ancora iniziare…

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