🌍 “Leone XIV parte per l’Oriente… ma questo non è un semplice viaggio.” Turchia e Libano lo attendono, ma il suo itinerario parla di molto più che fede. Incontri segreti, simboli antichi, e un messaggio che potrebbe riscrivere l’equilibrio del mondo religioso. Forse, tra le sabbie del Medio Oriente, si cela la chiave del suo pontificato|KF

Dal 27 novembre al 2 dicembre il Papa terrĂ  nove discorsi, cinque saluti e due omelie e sarĂ  impegnato in celebrazioni ecumeniche e diverse visite istituzionali, a centri di cura e luoghi simbolo

L’incontro tra papa Leone XIV e il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, lo scorso maggio / Vatican Media

Leone XIV lo aveva ribadito domenica all’Angelus. C’è bisogno della «nostra preghiera per la pace» in cui fare «nostra la sofferenza e la speranza dei bambini, delle madri, dei padri, degli anziani vittime delle guerre».

Poi aveva incoraggiato: «A tutti coloro che, ogni giorno, con fiduciosa perseveranza, portano avanti questo impegno, ripeto: “Beati gli operatori di pace”».

“Beati gli operatori di pace” è uno dei due motti del primo viaggio apostolico del Papa che lo porterà dal 27 novembre al 2 dicembre in Turchia e Libano.

Viaggio nel segno della dimensione piĂą cara a Leone XIV fin dal suo saluto dalla loggia centrale della Basilica Vaticana: quella della pace.

Pace fra i popoli e riconciliazione nel mondo cristiano sono i poli della visita.

Nel Paese a cavallo fra Oriente e Occidente il Pontefice celebrerà con i capi delle Chiese cristiane i 1.700 anni del Concilio di Nicea, il primo della storia della Chiesa voluto dall’imperatore Costantino e quello che ha scritto il Credo “unico”.

Nella nazione del Medio Oriente toccherĂ  con mano le tensioni di una regione segnata dalla guerra e le attese delle genti che la abitano.

Nove discorsi, cinque saluti, due omelie. E ancora incontri istituzionali, celebrazioni ecumeniche, visita alla Moschea Blu, a centri di assistenza di poveri o malati e al luogo simbolo di un’enorme tragedia come il porto di Beirut: questo in sintesi il programma dei sei giorni di visita, come reso noto dalla Sala stampa della Santa Sede.

Il logo della tappa in Turchia, che sarà di tre giorni, ha al centro il ponte dei Dardanelli a Istanbul che richiama sia l’incontro tra Asia ed Europa, sia «Cristo come ponte tra Dio e l’umanità», spiega il comunicato vaticano.

Sotto il ponte le onde che rimandando all’acqua battesimale e al lago di Iznikl, attuale nome della città di Nicea.

“Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” il motto tratto dalla Lettera di san Paolo agli Efesini.

Il viaggio, già ipotizzato nel pontificato di Francesco, è “figlio” anzitutto dell’invito del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, per ricordare il primo Concilio nei luoghi in cui si è tenuto, proprio nelle giornate intorno della memoria liturgica di sant’Andrea, patrono della Chiesa di Costantinopoli, che cade il 30 novembre.

Il Pontefice arriverà nella capitale Ankara giovedì 27 novembre all’ora di pranzo.

Dopo l’accoglienza ufficiale, visiterà il mausoleo di Ataturk, “padre” della Turchia moderna, e poi incontrerà il presidente Recep Tayyip Erdogan, prima dell’appuntamento con le autorità nazionali e la società civile.

Alla sera partirà alla volta di Istanbul in cui al mattino di venerdì 28 novembre incontrerà vescovi e sacerdoti nella Cattedrale cattolica dello Spirito Santo e si recherà nella struttura per anziani delle Piccole Sorelle dei poveri.

Nel pomeriggio il trasferimento in elicottero a Nicea dove rimarrà per due ore: il tempo dell’incontro ecumenico di preghiera fra gli scavi archeologici dell’antica Basilica di San Neofito, costruita nel 325 e legata al Concilio.

Ancora non è noto quali delegazioni delle Chiese cristiane parteciperanno all’evento: soprattutto se ci sarà una rappresentanza del patriarcato di Mosca, la più numerosa e potente comunità della galassia ortodossa che però è “in rotta di collisione” con Costantinopoli.

Sabato 29 novembre Leone XIV entrerà nella Moschea Blu, quella del sultano Ahmet, che aveva già visto sotto le sue volte due Papi: Benedetto XVI e Francesco.

A seguire l’incontro privato con i capi delle comunità cristiane, quello con Bartolomeo I per la firma di una dichiarazione congiunta e la Messa nella “Volkswagen Arena” in un Paese musulmano, dove i cattolici sono lo 0,2% della popolazione.

La mattina successiva, domenica 30 aprile, sono in programma la preghiera nella Cattedrale armena apostolica e la liturgia nella chiesa patriarcale di San Giorgio al Fener, sede del patriarcato di Costantinopoli, con la benedizione ecumenica.

Nel pomeriggio la partenza alla volta di Beirut, dove nelle prime ore di presenza in terra libanese Leone XIV incontrerà il presidente della Repubblica, Joseph Aoun, alla guida del Paese da gennaio e già ricevuto in udienza in Vaticano a giugno, il presidente dell’Assemblea nazionale, Nabih Berri, e il premier Nawaf Salami.

Il giorno successivo, 1° dicembre, si aprirà con il trasferimento ad Annaya, la frazione di Beirut dove sorge il monastero di San Maroun, meta di milioni di pellegrini ogni anno tra cui anche musulmani: qui il Papa scenderà nella grotta di san Charbel, il monaco cristiano proclamato santo da Paolo VI, al quale si attribuiscono 29mila guarigioni.

Quindi la sosta ad Harissa, nel celebre santuario di Nostra Signora del Libano, dove svetta la statua bianca della Madonna che “veglia” sul Paese e sul Mediterraneo, per il dialogo con il clero locale.

Nel pomeriggio l’incontro ecumenico e interreligioso in piazza dei Martiri e quello con i giovani nel piazzale del patriarcato dei maroniti.

L’ultima giornata del viaggio, sempre a Beirut, il 2 dicembre, inizierà con la visita all’ospedale “De La Croix” a Jal el Dib.

A seguire la “preghiera silenziosa” al porto della capitale dove la misteriosa esplosione del 4 agosto 2020 aveva ucciso 200 persone e ferito altre 7mila.

Infine la Messa presso il Beirut Waterfront. Il logo della tappa libanese raffigura papa Leone con la mano alzata in segno di benedizione affiancato da una colomba che simboleggia la pace e da un cedro che rappresenta il Libano con la sua storia di fede e di armonia interreligiosa.

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