«E se quelle lacrime non fossero solo stanchezza… ma il primo segnale di qualcosa di molto più grande?» 🌙
Jacqueline Luna Di Giacomo appare sullo schermo del telefono come un personaggio uscito da un film indie dai colori tenui, ma con un cuore che pulsa come un tamburo tribale.
Un respiro trattenuto.
Un lampo negli occhi.
E poi il crollo.
Una lacrima scivola, lenta, precisa, inevitabile, come se portasse con sé tutto il peso dei sogni non detti.
Il video dura pochi secondi, ma racconta un mondo intero.
Ed è qui, in questo istante sospeso tra fragilità e furia creativa, che la storia comincia davvero.
La 25enne non sta piangendo per Ultimo, come molti vorrebbero far credere nei commenti velenosi che rimbalzano sui social come mosche impazzite.
No.
Questa volta le lacrime non appartengono a un dramma di coppia.
Sono lacrime nate da un sogno che bussa sempre più forte.
Un sogno che esige spazio.
Un sogno che non vuole più stare zitto.
🔥

Jacqueline si asciuga gli occhi con un gesto che sembra una piccola resa, ma è in realtà un atto di coraggio: ammettere che qualcosa ti fa tremare è la prima forma di potere.
Lei lavora, corre, inventa, costruisce.
Cresce un bambino di quasi un anno.
Porta avanti un brand che ha il profumo di nuove sfide e di stoffe che scorrono tra le dita.
GiveMe: il nome sembra un sussurro, ma ogni collezione è un urlo.
Eppure non basta.
Dentro di lei c’è un’altra vita che spinge, scalpita, preme contro le pareti invisibili del tempo.
Una vita fatta di copioni, di battute sussurrate davanti allo specchio, di scene immaginate nella testa mentre dipinge le stampe per la sua linea.
Vuole recitare.
Ma non così, non per gioco.
Non come un hobby.
Vuole farlo da attrice vera.
Con tutto il corpo.
Con tutta l’anima.
Con tutto quello che ha.
E forse anche con quello che non ha ancora.
💥
E allora eccola lì, davanti alla telecamera frontale, con la luce del pomeriggio che le taglia il viso in due.
Ha appena finito di registrare un self tape.
Un’audizione.
Un provino per un film.
Un ruolo che richiedeva lacrime.
Lacrime vere.
Lacrime che si devono guadagnare.
Jacqueline lo racconta quasi sottovoce, come se temesse di rompere l’incantesimo che si è appena creato.
O forse come se temesse di desiderare troppo.
“Tra una call e una pitturata… porto avanti il mio altro sogno nel cassetto.”
Lo dice così, con quella semplicità che stordisce.
Come se non sapesse che, per molti, quel cassetto sarebbe pieno di ragnatele, mentre per lei è una cassaforte che custodisce qualcosa di incandescente.
E mentre parla, il mondo intero si ferma.
Le mamme la guardano e dicono: “Come fa?”
Le ragazze della sua età mormorano: “Forse posso farcela anch’io.”
Gli haters…
Beh, gli haters restano lì, a fare quello che fanno sempre.
Criticare.
Inventare crisi.
Alludere a problemi.
A insinuare che Ultimo sia lontano, assente, distratto.
Che la coppia sia sul filo del rasoio.
Che la maternità l’abbia cambiata troppo.
Che il brand sia un modo per riempire un vuoto.
Eppure la verità è molto più complicata.
Molto più profonda.
Molto più cinematografica.
🌙
Jacqueline non piange per lui.
Non piange per nessun uomo.
Non piange per un litigio, per un post cancellato, per una storia non condivisa.
Piange per lei.
Per la parte di sé che nessuno conosce davvero.
Per la bambina che guardava i film e diceva “un giorno sarò lì”.
Per la ragazza che ha sempre dovuto dimostrare qualcosa in più, perché essere “figlia di” è un’arma a doppio taglio.
Per la donna che ogni notte, quando Enea finalmente dorme, si ritrova sola con una pagina bianca, e vorrebbe che quella pagina fosse una sceneggiatura.
O forse la sua vita lo è già.
👀
Il pubblico la ama.
Una follower le scrive: “Bella, brava, ironica e molto simpatica… perché non fai l’attrice?”
È un complimento.
È un incoraggiamento.
È una ferita.
Perché avrebbero dovuto chiederglielo prima.
Perché lei lo sta già facendo.
Lo fa quando corre tra un appuntamento e una poppata.
Lo fa quando registra le storie con occhi lucidi.
Lo fa quando manda un self tape all’agenzia Movimento in Arte, sperando che qualcuno, dall’altra parte dello schermo, veda quello che lei sente di essere da sempre.
🔥
Ma il punto non è il provino.
Non è il film.
Non è neanche il ruolo.
Il punto è il momento.
Il momento in cui un sogno, per anni rimasto sospeso sopra la testa come una lampadina che non si accende mai, finalmente fa scintille.
E fa male.
Fa paura.
Fa piangere.
Perché quando vuoi davvero qualcosa, il cuore vibra come una corda tesa.
E basta un soffio per farla suonare.
O spezzare.
💔
Jacqueline, in quel video, non è fragile.
È pericolosa.
Perché una donna che piange per un sogno è una donna che sta per fare qualcosa di enorme.
E chi la sottovaluta adesso…
Domani potrebbe pentirsene.
Il self tape è partito.
Il file è stato inviato.
Il destino ha ufficialmente ricevuto un messaggio.
E chissà cosa succederà quando quel telefono squillerà.
Quando un regista guarderà la sua scena.
Quando qualcuno noterà quella lacrima.
Quando un ruolo avrà finalmente il suo nome inciso sopra.
Forse sarà il primo.
Forse sarà lo sbaglio perfetto che porta a quello giusto.
O forse…
E qui il silenzio si fa denso, vibrante, pieno di promesse.
…forse sarà l’inizio di qualcosa che cambierà tutto.
Tutto.
🔥🌙👀
Ma la vera domanda, quella che nessuno ha ancora il coraggio di fare, è un’altra:
Se questo è solo il primo crollo… cosa succederà quando arriverà la prima vittoria?
E soprattutto…
Chi sarà al suo fianco quando accadrà?
La risposta, per ora, rimane sospesa nell’aria.
Come un sipario che non si vuole ancora aprire.
Come una scena che non ha fretta di finire.
Come un sogno che sta per diventare pericolosamente reale…
…e ciò che succede dopo potrebbe sorprendere tutti. ✨