āš± Una corsa nella notte, sirene lontaneā¦ā SCHLEIN A MESSINA TRA I āNO PONTEā: CHIEDE A MELONI DI FERMARSI, DENUNCIA 13 MILIARDI SVANITI⦠E POI, UN SOLO GESTO SUL LUNGOMARE FA TREMARE LA NARRAZIONE UFFICIALE COME NON MAIā¦
š± āUna corsa nella notte, sirene lontaneā¦ā
SCHLEIN A MESSINA TRA I āNO PONTEā: CHIEDE A MELONI DI FERMARSI, DENUNCIA 13 MILIARDI SVANITIā¦
E POI, UN SOLO GESTO SUL LUNGOMARE FA TREMARE LA NARRAZIONE UFFICIALE COME NON MAIā¦
āHai sentito? Si muove⦠corre davvero verso sud.ā
La voce gracchia in un telefono anonimo, mentre la notte siciliana si apre come una ferita luminosa sopra lo Stretto.
Qualcuno sospira.
Qualcuno ride.
Qualcuno capisce che sta per succedere qualcosa.
La camera immaginaria scende dallāalto, oltre le luci di Messina, dove il vento notturno porta lāodore del sale e delle polemiche.
Arrivano messaggi, notifiche, voci incontrollate.
Arriva lei.
La segretaria.
Schlein.
Con quel passo che sembra unāonda che non vuole fermarsi.
E mentre le sirene dei traghetti sussurrano qualcosa nellāaria, e i clacson rimbalzano sul lungomare come proiettili di gomma, la cittĆ capisce:
si sta aprendo un nuovo atto.
CAPITOLO I

LA CORSA ā O COSĆ DICONO
Si dice che abbia cambiato programma allāultimo secondo.
Si dice che qualcuno le abbia passato una cartella rossa, piena di numeri e accuse.
Si dice che abbia detto:
āAndiamo a Messina. Ora.ā
Il van nero corre di notte sulla statale.
Alcuni giurano di averla vista guardare fuori dal finestrino come se stesse seguendo qualcosa che nessuno vede.
Altri dicono che fosse solo stanca.
Altri: che stesse preparando la frase che avrebbe acceso lāItalia.
E infatti non passa molto prima che arrivi sul palco della manifestazione No Ponte, circondata da bandiere, megafoni, e quel rumore tipico dei momenti che vogliono diventare storia.
O almeno, vogliono provarci.
Lei alza la voce.
Indica lāorizzonte.
E dice la frase che fa partire tutto:
āAvete buttato via 13 miliardi di euro.
Vi dovete fermare.
Vi dovete scusare.ā
La folla urla.
Gli operatori attivano le dirette.
Gli smartphone tremano nelle mani.
Ma qualcosa non quadra.
Qualcosa non torna.
š³ CAPITOLO II
LA BUGIA ā O LA MEZZAVERITĆ, DIPENDE DA COME LO RACCONTI
PerchƩ tutti lo sanno.
Anche i gabbiani seduti sulle ringhiere del porto lo sanno.
Il ponte non cāĆØ.
Non esiste.
Nemmeno un pilone.
Nemmeno un cantiere.
Nemmeno un ciuffo dāerba spostato.
Eppure, eccola:
la frase degli ā13 miliardi buttatiā.
La gente si guarda.
Alcuni annuiscono.
Altri stringono le labbra.
Altri scoppiano a ridere, ma non troppo forte, per non essere ripresi mentre ridono.
In realtĆ ā cosƬ raccontano gli esperti, quelli che sbucano sempre dai programmi TV come funghi dopo la pioggia ā quegli anni di ipotesi non hanno portato a nessun esproprio, nessun cantiere, nessuna opera.
Niente.
Solo carte.
Progetti rimasti appesi come lenzuola al vento.
Previsioni di spesa.
Numeri che cambiano con lāinflazione.
E allora, qualcuno si chiede:
dove sarebbero finiti quei miliardi?
La risposta è più banale di un colpo di scena mancato:
da nessuna parte.
PerchƩ non sono stati spesi.
Ma la folla non vuole banale.
La folla vuole fuoco.
Vuole un colpevole, un accusato, un palco che bruci.
ā” CAPITOLO III
LA LEGGE ā E QUELLA PARTE CHE LEI NON DICE
Poi arriva lāaltro punto.
La seconda accusa.
La più tecnica.
La più complicata.
La più perfetta da lanciare tra la confusione.
āHanno superato le spese del 50%.
Devono rifare tutto da capo.ā
Le parole cadono.
Pesanti.
Precise.
Studiate.
Eppureā¦
anche quiā¦
manca un pezzo.
Un pezzo grande come un tir fermo allāimbarcadero.
La legge dice realmente che superare il +50% del costo previsto obbliga a rifare la gara dāappalto.
SƬ.
Ma solo se il superamento deriva da varianti del progetto.
progetto del ponte?
Ć lo stesso di sempre.
Non ĆØ stato ritoccato.
Non ĆØ stato cambiato.
Non ha subito aggiunte.
Quindi?
Da dove arriva quel +50%?
Dai materiali.
Dal cemento.
Dal ferro.
Dal mondo che costa di più, anno dopo anno.
E qui, le versioni si dividono.
CāĆØ chi dice che Schlein lo sappia perfettamente e lo ometta per scelta.
CāĆØ chi dice che nessuno possa ricordarsi ogni riga di ogni legge in diretta.
CāĆØ chi dice che sia tutto un gigantesco teatro.
La veritĆ ?
Forse si trova nel mare nero dietro di lei, quello che non dice mai tutto.
š„ CAPITOLO IV
IL NO A PRIORI ā E IL SAPORE DELLA POLITICA FATTA DI SIMBOLI
Il vento si alza.
Le bandiere āNO PONTEā si gonfiano come vele.
E lei continua:
āSiamo qui per dire NO.
PerchƩ Salvini lo vuole.
PerchƩ Berlusconi lo voleva.
PerchĆ© Meloni lo appoggia.ā

Ć un NO identitario.
Un NO totale.
Un NO che non ha bisogno di argomenti.
Solo di appartenenza.
E infatti qualcuno lo dice apertamente:
Non ĆØ un no al ponte.
Ć un no a chi vuole farlo.
Ć politica pura.
Distillata.
Liquida.
Brutale.
E a tratti persino affascinante per quanto semplice.
Il pubblico applaude.
Gli scettici scuotono la testa.
La cittĆ , intanto, resta sospesa come uno dei cavi che quel ponte non avrĆ mai.
šŖ CAPITOLO V
IL GESTO CHE NON DOVEVA ACCADERE
Ed ĆØ qui che succede qualcosa.
Qualcosa che nessuno aveva previsto.
Qualcosa che nessun comunicato stampa racconterĆ mai allo stesso modo.
Sul lungomare, tra le luci arancioni dei lampioni, Schlein si ferma.
Sola.
Per un istante che sembra unāora.
Guarda lo Stretto.
Poi fa quel gesto.
Quello che farĆ tremare tutto.
Non urla.
Non punge.
Non accusa.
Non sorride.
Semplicementeā¦
tira fuori dalla tasca un foglio.
Lo piega.
Lo lascia andare nel vento.
Un foglio che vola verso lāacqua.
Un foglio che qualcuno filmerĆ .
Un foglio su cui ā secondo alcune voci ā cāerano calcoli.
Secondo altre: una bozza di discorso mai pronunciato.
Secondo altre ancora: una mappa.
Nessuno lo saprĆ .
Nessuno lo recupererĆ .
Il mare se lo prende.
E da quel momento, le teorie iniziano a moltiplicarsi come scintille in una stanza buia.
š„ CAPITOLO VI
LA NOTTE NON FINISCE QUI
La manifestazione si scioglie lentamente.
Gli slogan restano incollati alle mura dei palazzi.
I commentatori televisivi affilano i coltelli.
I social esplodono come un temporale elettrico.E lei?
Lei sale in macchina.
Chiude la portiera.
Non dice una parola.
CāĆØ chi giura che stesse sorridendo.
CāĆØ chi giura che stesse tremando.
CāĆØ chi giura di aver visto, nello specchietto, unāombra che la seguiva.
Il motore si accende.
La notte riprende fiato.
E la domanda rimane sospesa:
Quel foglioā¦
quel gestoā¦
quella frase sui 13 miliardiā¦
sono davvero quello che sembrano?
O ĆØ appena iniziato qualcosāaltro?
Perché una cosa è certa:
Messina non ha detto lāultima parola.
E nemmeno lei.
Qualcosa, laggiù sullo Stretto,
sta ancora muovendosi.
E la storiaā¦
non ĆØ affatto finita.ā ļøIMPORTANTE – RECLAMIā ļø
Se desideri che i contenuti vengano rimossi, invia un’e-mail con il motivo a: [email protected]
Avvertenza.
I video potrebbero contenere informazioni che non devono essere considerate fatti assoluti, ma teorie, supposizioni, voci e informazioni trovate online.
Questi contenuti potrebbero includere voci, pettegolezzi, esagerazioni o informazioni inaccurate.
Gli spettatori sono invitati a effettuare le proprie ricerche prima di formulare un’opinione.
I contenuti potrebbero essere soggettivi.