FIAMMA DELLA RESILIENZA: L’ODISSEA DI 3.000 MIGLIA CHE STA SVELANDO IL DESTINO DEGLI IMMIGRATI. DA CITTÀ DEL MESSICO A NEW YORK, LA TORCIA CHE NON PUÒ SPEGNERSI.

CITTÀ DEL MESSICO – NEW YORK. – Ogni anno, quando l’estate si ritira lasciando spazio alle ombre autunnali, un evento silenzioso ma esplosivo prende vita, innescando una delle processioni più straordinarie del continente americano.
Non si tratta di una maratona agonistica, ma di un’epopea spirituale, un vero e proprio atto di fede incrollabile che copre oltre 3.000 miglia.
È la Carrera Antorcha Guadalupana, la “Corsa della Torcia Guadalupana”, un pellegrinaggio che traccia una linea invisibile ma potentissima tra il cuore della Fede messicana e l’iconica Cattedrale di San Patrizio a New York.
Questo non è un semplice correre; è un grido di speranza scandito dal ritmo dei passi, una preghiera collettiva incarnata nel sudore e nella fatica.
L’obiettivo è duplice: onorare la Beata Madre, Nostra Signora di Guadalupe, e, soprattutto, implorare diritti e giustizia per gli immigrati che lottano per una vita oltre i confini.
L’Innesco del Sacrificio: La Partenza e la Promessa della Luce
L’odissea è scattata il 30 agosto, con un rituale di profonda intensità spirituale, dalla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico.
La fiamma che alimenta la torcia – la Torchana Guadalupana – non è una fiamma qualunque; è la Luce Sacra accesa direttamente nel santuario mariano.
È una luce che ha un impegno solenne: non dovrà mai estinguersi lungo l’intero viaggio.
In quella fredda mattina di fine agosto, la torcia ha iniziato il suo cammino, attraversando nove stati messicani e più di trenta città, in un’onda emotiva che si è propagata inesorabilmente.
Questo simbolo – forgiato in metallo zincato – non trasporta solo calore, ma il “lume della fede e lo spirito di resilienza” degli immigrati, come ha spiegato Luis Garcia, organizzatore a San Antonio e lui stesso immigrato.
La marcia è una testimonianza vivente della fede che non conosce frontiere.
Per le comunità locali, il passaggio della torcia non è una mera notizia di cronaca, ma un momento di profonda comunione.
In ogni città, i corridori pellegrini vengono raggiunti e scortati da residenti, che affiancano la staffetta per un tratto, legando idealmente le loro preghiere a quella fiamma instancabile.
Il Cuore del Viaggio: Tradizione e la Crisi Svelata in Texas
Dopo mesi di corsa e migliaia di chilometri percorsi, la carovana è giunta a San Antonio, Texas, il 27 ottobre.
Qui, dove le radici messicane affondano profondamente nel tessuto culturale americano, la Torcia è rimasta per tre giorni, trasformando le parrocchie locali in santuari di accoglienza e celebrazione.
I cattolici di San Antonio hanno risposto con un fervore degno dell’evento.
Sono state organizzate Sante Messe e celebrazioni che hanno riportato in vita tradizioni secolari.
Il momento più vibrante e coinvolgente è stata la partecipazione dei “Matachines”, i danzatori indigeni messicani.
Le loro danze tradizionali, eseguite da centinaia di anni in onore della Madonna di Guadalupe, hanno aggiunto uno strato di ancestralità e potere rituale alla staffetta moderna, unendo l’antica devozione alla lotta contemporanea.
Questa sosta non è stata una pausa, ma una ricarica spirituale prima della fase più ardua: l’attraversamento di 14 stati americani e l’incessante corsa verso il traguardo.
Il viaggio della torcia è una narrazione di resilienza, ma è anche un memoriale di un evento tragico.
Organizzato da Asociación Tepeyac con sede a New York, il pellegrinaggio è nato nel 2002 inizialmente come una Messa commemorativa per gli ispanici deceduti nell’attacco terroristico al World Trade Center.
Col tempo, l’obiettivo si è evoluto in due pilastri: onorare la Vergine Maria e pregare per i diritti umani e la giustizia per gli immigrati.
Già nei primi anni, l’allora Arcivescovo Edward Egan di New York diede un sostegno cruciale, suggerendo l’idea di un pellegrinaggio che iniziasse in Messico e terminasse a New York – un gesto profetico di solidarietà intercontinentale.

Luis Garcia: Il Sognatore Senza Confine e il Potere della Torcia
Dietro l’organizzazione e l’instancabile staffetta ci sono storie umane di profondo coraggio, come quella di Luis Garcia.
Immigrato egli stesso, beneficiario del programma DACA, Garcia ha iniziato a correre nel pellegrinaggio quando era solo un liceale, nel 2009.
Cinque anni fa, la sua dedizione lo ha portato a diventarne uno dei leader.
“Porta speranza religiosa a coloro che ne hanno bisogno, sia negli Stati Uniti che in Messico, e mostra loro che la Madre Maria veglia sui suoi figli qui e in Messico,” ha confidato Garcia.
Il suo è un impegno che trascende la politica, proiettandosi in una dimensione di cura materna universale.
L’Arcivescovo di San Antonio, Sua Eccellenza Gustavo García-Siller, ha riconosciuto l’importanza teologica del pellegrinaggio, sottolineando che la Torcia Guadalupana “porta la fiamma della fede con devozione, onorando Nostra Signora di Guadalupe. Nel nostro pellegrinaggio su questa terra, Lei ci mostra che la salvezza non è una ricompensa per i nostri meriti, ma un libero dono dell’amore di Dio“.
Eppure, l’ombra della paura incombe. Garcia ha rivelato che i recenti raid immigratori hanno portato a un calo nel numero dei partecipanti, un segno tangibile della vulnerabilità della comunità.
Nonostante ciò, la speranza non cede: si stima che 8.000 mani diverse avranno toccato la torcia prima che questa raggiunga la Cattedrale di San Patrizio.
L’Impronta Indelebile: La Connessione che il Muro non può Spezzare
Per Garcia stesso, il significato è profondamente personale e amaro.
Essendo un immigrato senza documenti che spera un giorno di ottenere la cittadinanza, ha espresso la sua “leggera preoccupazione” per la propria situazione.
La sua condizione gli impedisce di recarsi in Messico per visitare la Basilica – un ironico paradosso per l’organizzatore del pellegrinaggio.
Eppure, è proprio in questo che la Torcia si rivela un ponte miracoloso: “Attraverso il pellegrinaggio,” ha confessato, “un piccolo pezzo di Messico arriva qui“.
Egli può viaggiare idealmente con la Vergine e, tramite la Sua intercessione, “pregare per tutte queste persone che non hanno una vera casa.”
La Corsa della Torcia Guadalupana non è solo una marcia, ma un testamento di fede e resistenza.
Il potere risiede nel contatto fisico. La torcia, fatta di metallo zincato, diventa lucida per l’usura delle migliaia di mani.
Garcia ha descritto questa connessione come l’emblema finale della corsa: “Famiglie che hanno partecipato in Messico e sono separate dalla loro famiglia qui dal confine hanno quella connessione: ‘Ho tenuto la torcia e so che anche la mia famiglia negli Stati Uniti l’ha toccata. Abbiamo tenuto qualcosa insieme‘”.
Questa storia si scrive passo dopo passo, una fiamma che brucia non solo per la devozione, ma come una luce di consapevolezza puntata sulle ferite aperte della nostra storia contemporanea.
Il dramma non è finito; è ancora in corso, in attesa della celebrazione finale, quando a New York si saprà se la speranza e la giustizia avranno trionfato.
Il traguardo è il 12 dicembre, ma la vera corsa per la giustizia è appena cominciata.